
La cosa interessante dell’Agenzia, nonostante non esista e nessuno sappia cosa sia, è che ha le stesse dinamiche di un qualsiasi ufficio del mondo. Tutto nasce, cresce e muore nell’Agenzia, dalla carriera alle amicizie. E anche le relazioni.
Marco Vianello è il Capo della Sicurezza della serenissima Agenzia Venezia ed è alle prese con il suo particolare rituale di corteggiamento per il Capo Chimico Sebastiano Zanet, fatto di caramelle al miele.
Tra le calli di Venezia, passeggiate sul ponte killer Calatrava, strani alberghi diurni spuntati dal niente e vecchie conoscenze in visita nuziale, la relazione tra Marco e Seba sembra procedere verso il meglio.
Quello che non si aspettano, è che la loro realtà venga ribaltata all’improvviso da un’invasione nemica e distrutta per sempre.
O forse no.
Ding. Ding. Ding. Diiiiing. Diiiiing. Diiiiing. Ding. Ding. Ding.

Abbandonate le nebbie di Milano, in questo secondo capitolo veniamo trasportati tra le calli di Venezia, città affascinante e instabile già nella realtà normale, figuriamoci poi in una realtà dove la normalità è costituita da calamari giganti che nuotano in laguna sotto la Luna, ponti killer pronti ad aggredire ignari turisti e navi da crociera fantasma che attraccano direttamente a San Marco.
Per Marco Vianello e Sebastiano Zanet, detto Seba, tutto questo e altro ancora è la quotidianità, in quanto Agenti della sede Veneziana dell’”organizzazione per il controllo dei fenomeni legati al multiverso”, semplicemente nota come Agenzia. E in mezzo a questa normalità stanno portando avanti un loro particolare rituale di corteggiamento fatto di caramelle al miele e insicurezze virginali.
Marco gli scoccò un bel sorriso stanco e fu in quel momento, all’alba delle cinque del mattino, che Sebastiano decise di mandare al diavolo i propri scrupoli. Vianello non aveva nessun obbligo di fermarsi con lui per tutta la notte. Sarebbe potuto andare a casa e aspettare una sua comunicazione. Invece era stato di compagnia, gentile e l’aveva persino aiutato. Lo vide rimettersi la giacca e prelevare i contenitori del Cocktail e decise di agire. “Marco, aspetta,” disse piano, quasi sperando che l’altro non sentisse. Marco invece si girò, perplesso, e Sebastiano agì prima di cambiare idea e perdere il coraggio. Fece due passi avanti, si tese sulle punte – maledizione – e gli diede il bacino più casto e infantile che fosse mai stato dato da un uomo adulto a un altro uomo adulto. Si scostò subito, quasi come si fosse scottato, e non diede tempo a Marco di rispondere alcunché, né permise a se stesso di pensare che aveva dato il suo primo bacio al suo collega. “Ecco…” Non ci fu tempo per parlare. In quel momento l’Agenzia parve rianimarsi di colpo e gli Agenti di Vianello sgusciarono dentro il laboratorio come tante piccole zecche, per recuperare il Cocktail da distribuire. Nessuno parve fare caso al loro superiore che fissava il giovane chimico come se volesse mangiarselo.
Eppure persino loro rimangono sconvolti quando, nel corso del loro primo appuntamento, varcano la soglia di una pizzeria per ritrovarsi all’interno di un Albergo Diurno, arredato in pieno stile anni 20, gestito da uno strambo e inquietante vecchio dall’accento Milanese.
E il ritrovarvi altri due Agenti, della sede milanese, tranquillamente intenti in una cenetta romantica, non fa certo nulla per migliorare le loro perplessità.
I due Agenti sono ovviamente Alessandro e Daniele, protagonisti del precedente capitolo, che qui ritroviamo felicemente sposati e intenti a trascorrere la luna di miele tra le calli Veneziane.
Un attacco improvviso da parte di “blatte” multidimensionali all’interno del Diurno stesso porta Marco e Seba a conoscenza di segreti legati ai Custodi che potrebbero mettere a rischio il loro lavoro, se non addirittura la loro stessa vita; ancor di più quando entra in gioco un terzo elemento, finora sconosciuto e potenzialmente letale, costituito dal Direttivo Nazionale. In teoria è un organo di controllo supremo dell’Agenzia, in realtà è “figlio” solo del Mondo 7, alla ricerca dei Custodi per scopi non chiari.
“Stanno cercando voi? Cioè, voi Custodi?” diceva Russo intanto. Il Custode annuì, pensieroso e occupatissimo a coccolare un gatto con ogni mano. “Il Direttivo Nazionale non ha ben chiaro chi siamo ma ha alcuni elementi che portano a noi. In passato… un Custode non è stato proprio prudente e ha dato fiducia alla persona sbagliata.” Marco smise di giocherellare con la matita nel tentativo di attirare l’attenzione dei due felini e alzò lo sguardo. “Quindi, vediamo se ho capito bene. Voi Custodi vivete tutti nel Mondo 0 e siete… uno per ogni Agenzia?” “Più o meno,” disse il
vecchio, evasivo ma non ostile. “L’Agenzia esiste nel Mondo 0 e si… manifesta… negli altri mondi del multiverso. Quindi se noi siamo… dov’è che siamo? Nel 7? Che colore ha comunque?” “Marrone,” dissero Daniele e il Custode contemporaneamente, scambiandosi poi uno sguardo divertito e complice. “Ciò,” rispose Marco, con una scrollata di spalle. “Te pareva. Vabbè, comunque, quindi se noi siamo nel 7, negli altri non c’è per dire una copia mia o una copia di Sebastiano o che so io. Non succederà mai che io incontri me stesso in queste gitarelle di piacere che stiamo facendo. Ho capito giusto?” Il Custode annuì lentamente. “Proprio così. I mondi esistono in maniera autonoma. Ci sono alcuni punti fissi in come fluisce il tempo, in come si svolgono alcuni eventi, ma il resto è completamente indipendente. Tranne l’Agenzia e, beh, noi.” “E il Direttivo…” Il Custode fece una smorfia infastidita. “Quelli sono roba vostra. Il vostro mondo adora riempirsi di burocrazia, cavilli, più politici che persone in grado di fare cose concrete. Anche se va detto che il vostro Direttivo della malora continua a romperci le scatole.” “Ma come sanno di voi?” disse Russo. “Io stesso non ho saputo niente per anni, e al Sesto Motel ci ero finito per caso. E non ci siamo incontrati se non molto più tardi.” Il Custode sospirò e abbassò lo sguardo sulla mano con cui stava grattando Mika dietro le orecchie. Il gatto aveva gli occhi chiusi in un’espressione di puro godimento. “Come ho detto, qualcuno di noi in passato è stato imprudente.” Era chiaro che non volesse dire altro su quello specifico argomento. “Ma in che senso il fatto che cerchino voi può causare le Fratture?” disse Sebastiano. Era stato zitto per molto tempo ma sembrava molto curioso e piuttosto calmo, nonostante l’assurdità dell’intera situazione. “Se esistono soltanto nel nostro mondo,” disse Daniele, prima che l’anziano potesse rispondere. “Sì, cioè, se esistono soltanto nel nostro mondo e approfittano di una frattura già aperta per andare in uno degli altri… inevitabilmente causeranno degli squilibri. Come è successo a me. E io sono uno, ma loro sono tanti, e non sappiamo di che tecnologia dispongono.”
Ma quando gli stabilizzatori dimensionali nascosti nel MOSE vengono disattivati e ogni soglia instabile di Venezia si risveglia, trasformando la città in un caos di isole fluttuanti e alta marea, e un mostro degno di Cthulhu appare a creare scompiglio,
i nostri Agenti si vedranno costretti a stringere strane alleanze e mettere a rischio la propria vita per la salvezza della città, come sempre armati degli indispensabili kit di cortesia del Sesto Motel.
“Signori, io non penso che tutto questo sia normale, a meno che il mio unico occhio non mi inganni,” fece Russo, indicando il cielo. “Perché sono abbastanza sicuro che quello prima non c’era.” Si voltarono tutti verso il punto indicato. Dove prima c’erano solo il cielo e la skyline di Venezia, era come se la realtà si fosse fratturata e ripiegata su se stessa. Parti di città erano sospese in aria, le strade erano capovolte, drappelli di blatte spaziali volavano via per poi scomparire nel nulla. Se avesse dovuto definirlo, Vianello avrebbe citato i quadri di Escher o di Bosch, o un misto dei due, perché quella che aveva davanti era la Venezia di nove mondi sovrapposti l’uno all’altro nello stesso momento. Ovvero, quello che il MOSE avrebbe dovuto impedire. “Porca puttana! Hanno disattivato i miei stabilizzatori!”
In mezzo a tutto questo caos, Marco e Seba troveranno anche il tempo di approfondire la loro attrazione fino a comprendere che i sentimenti che provano l’un l’altro vanno ben aldilà della semplice intesa sessuale.
Non c’era niente di certo in quel punto del tempo e dello spazio. La realtà di Venezia aveva smesso anche solo di fingere di essere uniforme, la città era invasa da blatte spaziali e sommersa da tre metri d’acqua e un enorme mostro la pattugliava senza fretta. Forse non ne sarebbero usciti. Forse ci sarebbe stata una risoluzione miracolosa. Marco sbirciò il viso stanco ma speranzoso di Sebastiano, gli aggiustò ancora la coperta intorno perché non prendesse freddo. Qualsiasi cosa fosse successa, l’avrebbero affrontata insieme.
Ancora una volta le autrici riescono a trasportarci nel loro bizzarro mondo multidimensionale con semplicità e una buona dose di ironia, creando personaggi credibili e reali. E questa volta lo fanno accompagnandoci col dialetto veneto, cosa che, come ho già detto per il primo capitolo, non stona e non appare fuori luogo o forzata, ma aumenta semmai il senso di ancoraggio alla realtà di una storia che per sua stessa natura non ne ha molto.
La vicenda ci porta a scoprire qualche cosa in più sulla natura dell’Agenzia e sui Custodi, introducendo in questo capitolo l’Albergo Diurno Cobianchi e il suo bonariamente scorbutico Custode e accennando all’esistenza di altri “luoghi” simili.
Anche se veniamo lasciati con più domande che risposte, come d’altronde è giusto che sia per tenere vivo l’interesse dei lettori, il romanzo si fa leggere tutto d’un fiato e ci lascia sì curiosi, ma comunque soddisfatti.
“Devo far insonorizzare le stanze,” borbottò il Custode, irritato. “Anzi, non devo più dormire qui dentro.”
[…]
“Niente, baluba. Offre la casa. La prossima volta che tornate, e farete bene a tornare, troverete le stanze a prova di terremoto.” L’anziano li guardò tutti e quattro, poi scosse la testa di nuovo, sistemandosi il gatto sulle spalle come una stola di pelliccia. “Mi fa piacere se vi divertite, ma fate un casino della malora. Voi giovani…”


Recensione a cura di:

Editing:


Qui la recensione del primo romanzo.
1 L’Agenzia: Milano
2 L’Agenzia: Venezia

vecchio, evasivo ma non ostile. “L’Agenzia esiste nel Mondo 0 e si… manifesta… negli altri mondi del multiverso. Quindi se noi siamo… dov’è che siamo? Nel 7? Che colore ha comunque?” “Marrone,” dissero Daniele e il Custode contemporaneamente, scambiandosi poi uno sguardo divertito e complice. “Ciò,” rispose Marco, con una scrollata di spalle. “Te pareva. Vabbè, comunque, quindi se noi siamo nel 7, negli altri non c’è per dire una copia mia o una copia di Sebastiano o che so io. Non succederà mai che io incontri me stesso in queste gitarelle di piacere che stiamo facendo. Ho capito giusto?” Il Custode annuì lentamente. “Proprio così. I mondi esistono in maniera autonoma. Ci sono alcuni punti fissi in come fluisce il tempo, in come si svolgono alcuni eventi, ma il resto è completamente indipendente. Tranne l’Agenzia e, beh, noi.” “E il Direttivo…” Il Custode fece una smorfia infastidita. “Quelli sono roba vostra. Il vostro mondo adora riempirsi di burocrazia, cavilli, più politici che persone in grado di fare cose concrete. Anche se va detto che il vostro Direttivo della malora continua a romperci le scatole.” “Ma come sanno di voi?” disse Russo. “Io stesso non ho saputo niente per anni, e al Sesto Motel ci ero finito per caso. E non ci siamo incontrati se non molto più tardi.” Il Custode sospirò e abbassò lo sguardo sulla mano con cui stava grattando Mika dietro le orecchie. Il gatto aveva gli occhi chiusi in un’espressione di puro godimento. “Come ho detto, qualcuno di noi in passato è stato imprudente.” Era chiaro che non volesse dire altro su quello specifico argomento. “Ma in che senso il fatto che cerchino voi può causare le Fratture?” disse Sebastiano. Era stato zitto per molto tempo ma sembrava molto curioso e piuttosto calmo, nonostante l’assurdità dell’intera situazione. “Se esistono soltanto nel nostro mondo,” disse Daniele, prima che l’anziano potesse rispondere. “Sì, cioè, se esistono soltanto nel nostro mondo e approfittano di una frattura già aperta per andare in uno degli altri… inevitabilmente causeranno degli squilibri. Come è successo a me. E io sono uno, ma loro sono tanti, e non sappiamo di che tecnologia dispongono.”






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