
L’Agenzia non esiste. O almeno, non in questo piano dell’esistenza. Tutto, dalla scrivania a cui lavori, alla sedia su cui sei seduto e al tiramisù della Luisa che mangerai in mensa non esiste in questo mondo. Nemmeno la penna con cui scrivi o il caffè che berrai. Questo è quanto Daniele Baroni si sente dire il primo giorno all’Agenzia dal suo capo, Alessandro Russo.
Tra corridoi che cambiano forma, archivi infiniti, un motel al centro dell’universo, pesci volanti e orrori cosmici da altre realtà, Daniele e Alessandro scopriranno che a legarli non è solo il lavoro, ma anche l’attrazione e il sentimento.
Questo almeno finché Daniele non verrà risucchiato nella tana degli orrori e Alessandro farà di tutto per raggiungerlo e salvarlo. Per farlo, avrà bisogno solo di una scatola di fiammiferi e un kit di cortesia del Sesto Motel. O almeno, questo è quanto afferma il Custode.
Ding. Ding. Ding. Diiiiing. Diiiiing. Diiiiing. Ding. Ding. Ding.

“Il ragazzo è una recluta e tu sei uno dei miei agenti più capaci, anche se hai commesso un grosso errore, ma questo è il modo per riscattarti. Dovrai formarlo dall’inizio alla fine, dal farlo entrare alla Colonna al fargli fare il tour panoramico al portarlo in giro e fargli capire come funziona il lavoro.” Alessandro si morse il labbro e abbassò di nuovo lo sguardo sulla foto. “Riavrò la mia scrivania? Il mio ufficio?”“Sì. E un’aggiunta per lui.” Quella storia non gli piaceva per niente. C’era un dipartimento apposta per addestrare le nuove reclute in modo da trasformarle in Agenti veri e propri. C’erano regole, tempi, zone di controllo. Le Soglie, stabili o instabili che fossero, non erano uno scherzo e bisognava imparare ad affrontarle in sicurezza. Tutto quello andava contro ogni regola del buonsenso. “Perché io?” La Direttrice riprese in mano la stilografica e gliela puntò addosso. “Perché voglio che impari dal migliore.”
L’incontro tra Alessandro e Daniele non avviene certo sotto i migliori auspici.
Il primo, Alessandro Russo, è un Agente “anziano” di una misteriosa organizzazione, L’Agenzia appunto, che sembra avere il compito di studiare e tenere sotto controllo fenomeni “strani” ed inspiegabili riconducibili al multiverso. Caduto in disgrazia a causa di un caso finito male (una cassetta delle lettere particolarmente vorace che si è masticata gli uomini della sua squadra e si è presa uno dei suoi occhi, motivo per cui porta una benda da pirata) è costretto da più di un anno a fare lavoro d’ufficio, smistando la posta… e in un luogo dove la tecnologia fa i capricci e i messaggi vengono recapitati tramite posta pneumatica il lavoro certo non manca.
Il secondo, Daniele Baroni, è un giovane ventenne, relativamente pigro, che decide di rispondere ad un annuncio di lavoro, attratto più dalla vicinanza a casa del luogo in cui è sita questa “Agenzia per il controllo dell’ambiente” che da altro. Certo non può immaginare quanto in realtà lontano si trovi, visto che l’edificio dell’Agenzia è sito addirittura in un altro mondo!
La prima cosa che venne in mente a Daniele mentre Russo lo portava in giro per i corridoi labirintici dell’Agenzia fu che era impossibile che l’edificio in clinker verde smeraldo che aveva visto da fuori potesse contenere tutta quella roba. I corridoi erano lunghissimi, alcuni larghi e luminosi ma sterili come quelli di un ospedale o di un albergo ipermoderno. Altri erano stretti e tortuosi, con una sola lampadina appesa a un filo nudo o una striscia di neon male in arnese che tremolava come una falena mezza morta su una lampada troppo calda. Era come se il palazzo avesse una continua e profonda crisi di identità, e ne ebbe la conferma quando Russo si fermò indispettito dopo aver aperto una porta con la scritta ‘RISERVATO’ per trovarsi di fronte un muro di mattoni rossi senza appigli né uscite.”Famno girà i ball,” fu il commento forbito.”C’era un cazzo di archivio da questa parte la settimana scorsa. Porco di quel cane.”
Dopo i primi giorni di ambientazione, in cui Daniele dovrà venire a patti con una concezione della realtà non esattamente in linea con ciò che ha sempre creduto, tra i due si instaura un buon rapporto di lavoro, che ben presto si trasforma in attrazione.
Quello che si era creato tra i due era qualcosa che Alessandro custodiva con fierezza. Non si erano ancora scambiati parole d’amore, però… c’era qualcosa di importante.
Ma dopo un anno di relativa calma, in cui il loro rapporto avrà il tempo di rafforzarsi e divenire più profondo, un evento catastrofico, l’apertura di una Frattura di tipo 4 in pieno centro a Milano, porterà Daniele ad una scelta tragica quanto inevitabile per la salvezza sia di Alessandro che della realtà stessa.
Dolore. Alessandro provava esclusivamente dolore. C’era il dolore fisico della botta contro la parete, c’era il male che gli si irradiava sordo e caldo dal plesso solare, dove Daniele l’aveva colpito. Poi c’era quella stretta lacerante al petto, lo sgretolarsi dei suoi sentimenti e del suo aplomb che riusciva a fargli male anche in modo concreto. Si reggeva in piedi per miracolo, per disperazione, per pura rabbia e spirito di contraddizione. Doveva avvertire Franco Baroni, fosse l’ultima cosa che faceva. E sapeva che non sarebbe stata una missione facile.
Toccherà così ad Alessandro, seppur prostrato dal dolore e da un sentimento di cui prima non era pienamente consapevole, e sconvolto da un segreto celato nel passato del ragazzo, tentare il tutto per tutto per riavere con se Daniele. Anche se per farlo dovrà varcare la porta della stanza numero 10, apertagli dal Custode in persona, e sfidare l’ignoto armato solo del kit di cortesia del Sesto Motel.
Il Sesto Motel era stato la sua casa e la sua salvezza in quell’anno in cui aveva creduto di dover morire a una scrivania sommerso dalla corrispondenza dell’Agenzia. Era quello che si poteva definire una Soglia Stabile e Alessandro l’aveva scoperta per caso quando durante un’indagine aveva scovato un campanello di servizio, di quelli che si trovavano comunemente su qualsiasi bancone nelle hall degli alberghi per chiamare il custode o la signorina che di norma accoglieva i visitatori. […] Alessandro era talmente preso dal cercare di capire come fosse possibile che una Soglia Instabile fosse finita dentro un barattolo di pennelli o se le instabilità si manifestassero casualmente in oggetti casuali, che non si era accorto di aver iniziato a picchiettare il dito sul campanello, fino a che… Ding. Ding. Ding. Diiiiing. Diiiiing. Diiiiing. Ding. Ding. Ding. […] Da quel momento il Sesto Motel – o almeno aveva capito che si chiamasse così per via dell’insegna che si vedeva fuori dalle finestre – era diventato il suo personale parco giochi da esplorare. Ci aveva messo mezza giornata a capire che delle dieci stanze l’unica che poteva aprire era la numero 7 e che non c’era alcun modo di uscire da lì dentro. Ogni finestra e ogni porta che dava sull’esterno era serrata, regalandogli la vista dei vetri di quella che sembrava a tutti gli effetti periferia dell’hinterland milanese. Fuori non c’era anima viva, dentro al Motel era tutta un’altra storia. Da dietro alle porte giungevano rumori, versi, addirittura sotto una porta aveva iniziato a fluire del sangue, ma quando finalmente Alessandro aveva trovato le chiavi per aprirle, le aveva sempre trovate vuote, come se la presenza al suo interno si fosse dissolta nel nulla nell’atto di spalancare la porta.
Devo dire che questo romanzo è stato una sorpresa molto piacevole. La trama, di per se molto interessante, è stata resa in maniera semplice ma non banale, con chiarezza e senza inutili fronzoli ad appesantirne lo svolgimento. I protagonisti sono credibili, reali nelle azioni e nei sentimenti.
Ho trovato molto divertente l’inserimento delle frasi in dialetto Milanese, hanno dato un senso di “ancoraggio” alla realtà ad una storia che oscilla nella sua ambientazione tra reale ed irreale, con le sue descrizioni di luoghi Milanesi contrapposte a spaccati di un multiverso variegato e che si intuisce infinitamente complesso.
Decisamente azzeccato l’inserimento del Sesto Motel e del suo custode, che divengono quasi il fulcro intorno a cui bene o male si muovono i due protagonisti.
In generale ho respirato un’aria quasi alla Douglas Adams, con le sue trovate stravaganti e paradossali; indubbiamente si riconosce tra le righe l’amore delle autrici per la fantascienza meno stereotipata, quella alla “Doctor Who” e “Ai confini della realtà” per intenderci.
Il mio giudizio è quindi più che positivo per un romanzo che si fa leggere senza troppo impegno regalandoci un pomeriggio di relax condito da qualche sorriso e, perché no, anche qualche romantico battito di cuore.
E se fate un giro per Milano, Fa ballaa l’oeucc, me racomandi!

e 1/2
Recensione a cura di:

Editing:









Commenti
Nessun commento ancora.