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Sara suona come un angelo e ne ha l’aspetto. Ha incontrato un nuovo amore, Gabriele, che la fa sentire bene, la sua carriera adesso ha un futuro e può contare sull’affetto della sorella e dell’amata nipotina.
Una vita apparentemente perfetta, ma dentro Sara è fatta di fragile cristallo che rischia di rompersi a ogni respiro a causa di un passato mai affrontato. I segreti che si porta dentro la stanno distruggendo, facendola tornare di nuovo dietro quella porta, nel buio.
Questa è una storia di amore e coraggio, la storia di una donna che deve riscrivere la melodia della sua vita per poter ricominciare a vivere. Solo se troverà la forza di smettere di essere la “brava bambina” che gli altri si aspettano, riuscirà a riscoprire se stessa e a impedire che tutto si ripeta.

Mi ci è voluto del tempo per poter buttare su carta qualche pensiero su questo testo, perché fa male riviverlo, fa male mentre lo leggi, perché la delicatezza del non detto è ancor più devastante di una descrizione accurata: ti affacci soltanto un po’ sul baratro.
Questa è una storia che spezza l’anima, la straccia in brandelli e in cui l’autrice accompagna il lettore in bilico sull’abisso.
Sara è un’insegnante di conservatorio, una musicista affermata, una ex bambina prodigio.
Gabriele studia psicologia, vuol seguire le impronte del padre luminare e, al contempo, rifugge l’ombra della forte personalità del genitore.
Si incontrano per caso e scatta la magia.
Il loro sentimento cresce nel tempo, matura con piccoli gesti, si rafforza con la presenza nei momenti difficili. Tutto bello, solo qualche ombra fuggevole, qualche nota stonata, ma di quelle a cui non pensi troppo, su cui non ti soffermi.
Gabri sa che qualcosa non torna; Sara non si rende nemmeno conto degli spiragli che sempre di più si aprono nella sua corazza.
Fino a che gli spiragli diventano squarci, ferite sanguinanti. E gli squarci delle voragini aperte sull’inferno.
Feci un passo avanti e allungai una mano verso di lei.
«Sara…»
Ma quando la posai sulla sua spalla, lei si ritirò di scatto e si voltò verso di me con un’espressione che non avevo mai visto prima. La voce era bassa e ferma.
Il mio cuore sembrò fermarsi.
In quel momento compresi come si doveva essere sentito Daniel.
«Non mi toccare.»
Mi sono chiesta più di una volta perché Sara abbia solo ripulito la lavagna della sua memoria, perché abbia processato in quel modo ciò che è stata la sua vita; poi ho realizzato che non esiste un solo modo di sopravvivere, che ogni vittima ha il suo, anche quando non è logico, anche quando sembra assurdo. Lei è la Vittima.
Sara ha vissuto l’inferno, il suo talento ha scatenato l’ossessione del mostro nei suoi confronti; un orco che ogni volta le ruba un po’ della sua anima e che la vezzeggia con un “brava bambina”.
Sara dimentica. Sara accantona tutto in un baule della memoria. Sara sopravvive come può.
Gabri si ritrova ad affrontare un qualcosa di grande, a cui non vuol credere, che lo lacera, ma è sempre lì per lei, anche quando i suoi demoni lo assalgono, lui c’è.
C’è quando quelle maledette rose gialle arrivano ancora. C’è quando invece non arriveranno più.
Le rose non erano arrivate oggi e, pensandoci bene, non ne avevo ricevute nemmeno nelle ultime due settimane.
A nessuno dei numerosi concerti era stato mandato un mazzo di rose gialle.
Non. Una. Sola. Rosa. Gialla.
Avrei dovuto sentirmi sollevata, lo sapevo.
Non avevo più la sua attenzione
Eppure c’era qualcosa, in fondo alla mia testa, qualcosa che continuava a sussurrare in modo sinistro, continuamente, una sola parola.
Attenta.
Ricordare in questo momento mi fa male e sento una stretta al cuore che si fa piccino, e piange e versa sangue, per quella bambina spezzata, per quella giovane donna in brandelli, per l’incubo che sembra non finire mai, che si ripete.
Mi misi al pianoforte e incominciai a suonare. Il pezzo che stavo inventando era qualcosa di veloce, spezzato, nervoso.
Come ero io.
Ci sono testi che ti chiamano, senti quasi le loro voci che sussurrano il tuo nome. Voci così potenti e al contempo così fragili, voci che non puoi ignorare. Sono felice di non averlo fatto, anche se la mia pelle si è lacerata, anche se sentivo come se la mia carne venisse strappata, a ogni capitolo con l’orsetto.
Ringrazio l’autrice per aver suonato, con le parole, una melodia struggente e acuta, tenera e mostruosa. I personaggi, tutti – non solo i protagonisti – sembrano vivere di una vita vera, sono vividi e reali, ci raccontano i fatti, a volte con leggerezza, a volte con cruda spietatezza.
Ho amato ognuno di loro. Ho odiato, profondamente, il mostro.
Questo è un libro che dovrebbe essere letto da tutti, un testo crudele e dolce, un testo che porterò sempre nel cuore.



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