Triskell Edizioni, acquistabile qui.

Dopo cinque anni a Dublino, Daniele decide di tornare a Roma per riflettere su una proposta di lavoro che cambierebbe la sua vita: stabilirsi in Irlanda per sempre. In Italia, però, oltre a sua sorella e ai suoi amici, lo aspetta anche Stefano, il passato dal quale è fuggito e a causa del quale non è mai più tornato. Sa di aver lottato per ricostruirsi un equilibrio ma sa anche che, per andare avanti, deve dimostrare a se stesso di essere in grado di affrontare tutti i demoni del suo passato, compreso l’uomo che lo ha costretto a cambiare completamente la sua vita.
Stefano è un infermiere specializzato e trascorre la sua vita fra il lavoro che ama, i suoi amici, suo fratello e un compagno di letto. Non ha mai avuto problemi con la propria sessualità ed è cresciuto in una famiglia che lo ha sempre sostenuto e accettato. Intelligente, estroverso e a suo agio con se stesso, ha vissuto un unico grande trauma nella vita che lo ha portato a essere cinico nei confronti dell’amore, nonostante la sua natura romantica e sensibile: la rabbia nei confronti della partenza di Daniele non è mai scemata, anche se è convinto di essere andato avanti e di aver dimenticato quel ragazzo complicato e bellissimo, con il quale ha avuto un’intensa e travagliata relazione che lui stesso aveva scelto di troncare.
Quando Daniele torna a casa, i ricordi, soffocati e repressi per tanto tempo, riemergono con prepotenza, riaprendo ferite, rimettendo in discussione le scelte e la vita di entrambi. Una storia tanto importante, finita male e che ha cambiato i percorsi di due persone all’apparenza così diverse, merita di cadere nell’oblio o di avere una seconda chance?
A volte nella vita non si ha scelta e spesso è il cuore a scegliere per noi.

Ci sono storie che ti rimangono dentro per molto tempo dopo che le hai lette, come se lasciassero un’impronta indelebile nell’anima, un’impronta fatta di emozioni, immagini, sensazioni che sai ti accompagneranno per sempre ogni volta che il pensiero tornerà a quel libro, come quegli amori passati ma mai dimenticati che riportano sorrisi dolceamari sulle labbra di chi li ha vissuti.
Questo romanzo è stato per me una di queste storie, un amore nato per caso, non cercato, in un certo senso imposto, ma che lentamente mi ha preso un pezzo di cuore, come poche altre storie hanno saputo fare.
Obbiettivamente non so cosa nella storia dell’amore tra Stefano e Daniele mi abbia colpito tanto, se il suo essere ineluttabile, se la sua capacità di resistere alle onde della vita e alla loro stessa testardaggine, o se il suo essere così naturale e realistica. Semplicemente li ho amati, questi due protagonisti così diversi tra loro ma così complementari, li ho amati come si amano degli amici che sai si stanno comportando da idioti, che vorresti prendere a schiaffi, ma che non puoi comunque fare a meno di voler stringere tra le braccia e consolare.
Credo che una buona parte del merito per questa mia infatuazione vada alla scrittura fluida e coinvolgente dell’autrice, una scrittura senza fronzoli ma non semplicistica, una scrittura che dà concretezza alla voce dei due protagonisti e che riesce nel contempo a descrivere luoghi e personaggi secondari con nitidezza, a farci quasi respirare le atmosfere più che vedere i dettagli, che comunque non mancano.
In questo romanzo c’è un intreccio quasi perfetto tra presente e passato, i flashback non entrano mai a gamba tesa, ma si aprono come finestre a illuminare attimi di storia passata che di volta in volta costruiscono o distruggono l’immagine che ci siamo fatti dei due protagonisti.
E così, se da una parte abbiamo un Daniele che ci appare duro e cinico alle prime battute, dobbiamo presto ricrederci quando capiamo che nasconde dentro di sé un bambino che non ha mai conosciuto il calore e l’affetto di una famiglia a parte quello che lui stesso ha riversato sulla sorella più piccola, Miriam; un bambino che non ha mai conosciuto il conforto di un abbraccio amorevole e consolatorio, che forse non sa cosa sia l’amore ma che, nonostante tutto, istintivamente lo riconosce nel palpito che fa battere il suo cuore sin dalla prima volta che posa gli occhi su Stefano. Daniele è facile da amare, ci entra presto nel cuore con il suo passato difficile e la sua fragilità nascosta sotto l’aria da duro, ci rende quasi orgogliosi della sua capacità di andare sempre avanti, di raccogliere i pezzi del proprio cuore e costruirsi una nuova vita sulle macerie di quella vecchia. Sbaglia, cade e si rialza, e questo ce lo rende così vicino e concreto che non possiamo che dargli un pezzetto di cuore.
«Ok… ascolta,» dissi esasperato da tutta quella situazione. «Non so cosa passi per quella testolina, ma ho già ammesso di aver sbagliato a non tornare mai e a non parlare mai di Stefano. Cosa vuoi che ti dica? Che sono ancora innamorato di lui? Non lo so, forse… Certo sono sicuro che mai più proverò dei sentimenti così forti per qualcun altro.
La sera che ci siamo lasciati, Stefano mi ha detto cose terribili, ma erano tutte vere. Ammettere che fossero vere è stata la parte più complicata, ma anche quella che mi ha aiutato sia a crescere che a migliorarmi. Quindi… sì, sono ancora arrabbiato per come sono finite le cose fra noi, ma considerando com’erano cominciate, non riesco più nemmeno a biasimarlo davvero. Ora però non è questo che conta. Ciò che conta è che sia io che lui adesso abbiamo una cazzo di vita! Se fossi rimasto qui, probabilmente non avrei concluso niente… e forse avrei impedito anche a lui di avere quello che ha. Ci sono momenti di svolta e ci sono momenti in cui il tempismo è tutto. E diciamoci la verità: io con lui ho avuto un tempismo di merda! Adesso è tutto confuso… e se vuoi che ti dica che sarebbe bello se le cose fra me e lui tornassero come prima, non posso dirtelo. Perché non vorrei mai che le cose tornassero come prima. Mi ha lasciato dicendo che considerava noi due una perdita di tempo, oltre a svariate altre cose.
Eravamo due ragazzini, sempre pronti a scannarci per le nostre posizioni, mentre adesso siamo due uomini con un equilibrio e una carriera da portare avanti. E poi, Miriam, lui ha una storia… o te lo sei dimenticato? E lo ammetto: non voglio più soffrire, perché con lui la sofferenza diventa agonia e smette persino di assomigliare al dolore. Diventa strazio!» Riuscii solo in quel momento a riprendere fiato. Quanto meno, avevo detto la verità.
Stefano al contrario è più difficile da inquadrare. Ha avuto una vita facile, una famiglia amorevole e comprensiva, sempre pronta a sostenerlo, è bravo negli studi, a cui si applica con dedizione, e ha un’unica incrollabile sicurezza: ama Daniele con tutto se stesso. E il suo è un amore di quelli totalizzanti, capace di resistere ad anni di segretezza, capace di resistere ai pregiudizi, alla gelosia, alle litigate… eppure è proprio lui ad avervi posto fine. E come si fa quindi ad amarlo quando è sua la volontà di distruggere un amore che aveva tutte le caratteristiche del “per sempre”? Eppure lo si ama, perché la storia raccontata, come dicevo prima, con un intreccio perfetto di passato e presente ci permette di vederne le molte sfumature, ci dà la possibilità di leggere dentro Stefano, di capire, anche se non condividere, le ragioni che hanno portato a determinate scelte.
Lo guardai attentamente e mi resi conto che tutto ciò che avevo sempre voluto dalla vita era lì di fronte a me e mi stavo ponendo problemi che alla mia età non avrei dovuto pormi.
E va bene! Avevo ventotto anni. E con questo? Ne avrei compiuti ventinove di lì a pochi mesi, ma restavo ancora giovane e con troppa vita davanti a me per sopportare i rimpianti. Avrei già dovuto digerire i rimorsi che avevo sullo stomaco da anni e che avevo preferito ignorare, avere anche rimpianti sarebbe stato fatale per il mio equilibrio.
Sì, Daniele era stato uno stronzo per più della metà della nostra storia, ma non gli avrei permesso di esserlo se non avessi avuto la certezza che mi aveva amato praticamente da subito. E soprattutto, lo avevo amato io! Avevo amato prima il ragazzo spaventato dalla propria identità e deluso dalla sua famiglia, poi l’uomo che era diventato con il tempo, nonostante le litigate talvolta furibonde.
E ancora adesso, il solo guardarlo mi dava un senso di sicurezza che avevo perso da quando era sparito dalla mia vita. E questo senso di sicurezza me l’aveva sempre trasmesso la fiducia che sentivo: quella fiducia che cinque anni prima ero stato convinto di non avere. Invece era sempre stata lì, strisciante e sottilissima, ma sempre presente, perché non ricordavo ci fosse stata una sola occasione in cui non avessi saputo cosa avrebbe detto o come avrebbe reagito. E l’unica volta in cui non mi ero fidato di lui, era stata anche la sola volta in cui mi aveva completamente disorientato, comportandosi in un modo che non mi sarei mai aspettato e dicendo cose che, fino a quel momento, non era mai riuscito a dirmi.
E adesso era lì, con me… E anche se sapevo benissimo che se ne sarebbe andato e che mi sarei ritrovato di nuovo col cuore in frantumi, scelsi di non curarmene. Scelsi la via della verità. Tornai indietro, sul sentiero che avevo iniziato a percorrere quando avevo stupidamente pensato di comportarmi come un amico, e presi la strada più complicata, quella che alla fine mi avrebbe probabilmente distrutto.
Ma è proprio qui che sta quello che ho trovato perfetto in questa storia, ovvero la capacità dell’autrice di raccontarci i fatti senza giudizi: ci mostra cosa è successo, cosa pensano i protagonisti, cosa li porta a scelte e azioni; ci racconta dei loro rimpianti, dei loro ripensamenti, ma non si legge mai, come spesso invece purtroppo accade, il suo giudizio sotteso.
«Era questo che mi piaceva di lui,» disse senza abbassare lo sguardo. «Era intelligente, sveglio, molto a suo agio con la propria sessualità e aveva quel cazzo di naso. Ti giuro, Stef, che è stato inconscio! Ma quando sono tornato a Roma, mentre raccontavo cosa mi piacesse di Dublino a Marco e a tuo fratello, mi sono accorto che dei dublinesi mi piacevano i nasi. Tutti i ragazzi che ho frequentato a Dublino, che fossero irlandesi o inglesi, erano tutti così… insomma, più o meno così. Sean è stato l’unico che ho visto per più tempo, ma alla fine a tutti, compreso lui, mancava qualcosa.»
«Nessuno di loro era me,» mormorai. Non ho idea di come feci a sussurrare quelle parole, ma sapevo che era questo che stava per dire e mi uscirono di bocca senza che me ne accorgessi.
«No. Nessuno di loro era te.»
Mi si gonfiarono letteralmente gli occhi di lacrime. Feci di tutto per non farle uscire, ma in quel momento mi sarei ammazzato con le mie mani. Come avevo potuto permettere che arrivassimo a quel punto? Come avrei fatto a spiegargli quel momento di follia che pagavamo da cinque anni? E soprattutto: come avrei fatto a farmi perdonare?
Avrei voluto dire una marea di cose, ma l’idea che fosse stato con un ragazzo che gli ricordava me mi massacrava.
Mi sorrise e fu persino peggio.
E proprio di questo vi prego: di non portare il vostro giudizio nella storia, di non pensare a cosa sia giusto o no, ma di lasciarvi trasportare dalla vita di Stefano e Daniele.
Mi rendo conto che finora non ho raccontato nulla della trama, ma penso sia meglio lasciare al lettore la possibilità di scoprire la storia man mano che la legge, lasciargli vivere le emozioni dei protagonisti man mano che essi si svelano nella loro bellissima, semplice e quotidiana complessità, che non è altro in fondo che la complessità che compone ognuno di noi.
“Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”
Shakespeare
Esiste sempre la persona degna di recitarci questi versi.


Recensione a cura di:

Editing a cura di:










Commenti
Nessun commento ancora.