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Per diventare allievi della St Patrick, la più esclusiva accademia di tutta l’Inghilterra, occorrono due requisiti fondamentali: essere ricchi ed essere degli psicocineti. Ethan Blake e Dean Wright non solo soddisfano entrambe le richieste, ma sono gli eredi delle famiglie più potenti e influenti nella sanguinosa guerra che da anni divide l’aristocrazia inglese in due fazioni contrapposte: la Rosa Bianca e la Rosa Rossa.
Con la fine del quarto anno scolastico, le responsabilità cominciano ad affacciarsi nella loro spensierata adolescenza. Dean diventa gli occhi e le orecchie della Rosa Rossa all’interno dell’Accademia, ma notti insonni e una stanchezza insolita rischiano di compromettere la sua missione. Per di più, Ethan finisce per trovarsi sempre sulla sua strada e sembra accusare lo stesso affaticamento. Desideroso di far luce sulla faccenda, Dean inizia a indagare in una corsa contro il tempo e contro lo spietato Lord Bucket, leader della Rosa Rossa.
Così, mentre la resa dei conti si avvicina, Ethan e Dean dovranno loro malgrado aprire gli occhi e comprendere la vera natura dell’odio che li separa, rispondendo finalmente all’unica domanda che nessuno ha mai permesso loro di porre: è possibile cambiare il proprio destino?

Primo libro di una serie che vuole essere MM ma che indugia molto più nel fantasy e che, per ambientazione e tipologia dei personaggi, ricorda moltissimo una saga di grandissimo successo; la lettura di questo volume presenta aspetti positivi ma anche alcune perplessità.
La trama si svolge prevalentemente all’interno di una accademia dove ricchi rampolli dotati nella psicocinetica affinano le loro doti e si avvicinano ad alcune arti oscure.
I protagonisti sono giovani rappresentanti di due movimenti antagonisti, la Rosa Rossa e la Rosa Bianca. Quasi a rappresentare bene e male, dittatura e democrazia, bianco e nero, le loro caratteristiche caratteriali e fisiche li incasellano perfettamente nei ruoli che ricoprono…
Da che si erano conosciuti, Dean non aveva mai dovuto faticare per scorgerlo fra mille altri e anche ora, con l’odore della sua pelle confuso fra quello di bucato dei vestiti, non ebbe alcun dubbio. «Eccoti qui, principino» sussurrò non senza un groppo in gola. «Finalmente ti ho trovato.»
Dean Wright, il cattivo di turno, è bello, di un biondo quasi diafano, strafottente e sicuro di sé, ha una famiglia fredda e violenta, è un figlio non amato. Molto dotato scolasticamente, trascorre le sue giornate tra sesso, sport e studio, fino a quando una strana sonnolenza lo accompagna in ogni momento della giornata. Da lì si scatenano gli eventi che fanno da base alla storia.
Dean è la voce narrante e attraverso i suoi occhi vediamo come si svolge l’attività all’interno dell’accademia, viviamo le sue sensazioni, i suoi dubbi e i sentimenti contrastanti che lo legano al suo avversario Ethan Blake.
Ethan è il buono: capelli scuri e occhi in cui perdersi, un sorriso che affiora su labbra piene e un atteggiamento paziente e calmo lo rendono inviso a Dean.
Dean ricopre bene il ruolo negativo, soprattutto nella prima parte della storia, ma avere la sua sola visione dei fatti non mette in rilievo le sfaccettature che un tale personaggio avrebbe dovuto presentare. Soprattutto non rende giustizia al suo antagonista, Ethan, che conosciamo pochissimo e vediamo solo attraverso il giudizio di Dean, che lo considera non all’altezza del ruolo simbolico che la Rosa Bianca gli assegna.
«Sai quando ho capito che non avresti avuto la meglio nello scontro telepate con Blake? Esattamente quando vi siete seduti l’uno di fronte all’altro. Tu l’hai guardato, lui ti ha guardato e, in quel preciso attimo, ti ho visto rinunciare. Ancor prima di cominciare, Blake ti aveva battuto, grazie alla tua resa incondizionata.»
La rivalità tra i due giovani è sempre presente nei pensieri di Dean, ma ci rendiamo conto che è un qualcosa di imposto dall’alto, non frutto di reale antipatia. Si scopre che i due giovani si immergono a piene mani nei segreti della psicocinetica per entrare nella mente l’uno dell’altro, non solo per rispondere a direttive dei propri gruppi, ma anche per un bisogno personale di sapere di più, di conoscere meglio l’altro.
Questa parte è lacunosa e la storia, che nella prima parte indulge sui particolari delle giornate di Dean, qui corre fin troppo veloce senza dare tutte le risposte né per la parte magica né per quella psicologica.
L’aspetto MM del romanzo poi è superficiale e sembra concretizzarsi solo nelle ultimissime pagine, mancando completamente un reale percorso sentimentale e di presa di coscienza dei due ragazzi che sono apertamente etero.
Non si può fare altro che attendere le prossime uscite, sperando che l’autrice riempia queste lacune di una storia che ha davvero molto potenziale.
Dean appoggiò una mano a lato del cuscino e si sporse ancora più fino a quando non fu in grado di osservare il suo nemico dritto in viso, nella medesima posizione che in genere precede un bacio appassionato o una craniata in faccia. […]
«Stai sognando, principessa?» disse così per dire, per poi simulare una risatina smorzata.
Quella situazione lo stava innervosendo. Non per il rischio di essere scoperto e beccarsi la ramanzina di Lady Elenwood. Non per il silenzio, che di notte trasformava i familiari corridoi della St Patrick in temibili percorsi da brivido. Ma per via di Ethan.


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