Titolo: Anathema
Autore: Keri Lake
Serie: The Eating woods #1
Pubblicazione: Mondadori
Genere: Romantasy, Dark Fantasy, Gothic
Trope: es. Enemies to Lovers, Forbidden Love
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TU VEDI I MORTI, RAGAZZA. MA HAI MAI GUARDATO LA MORTE IN FACCIA? Cosa si nasconde nella Foresta delle Streghe, dove i peccatori vanno a morire? Gli abitanti del villaggio lo chiamano il Bosco Divoratore, perché non restituisce mai ciò che vi entra. Solo un pazzo oserebbe avvicinarsi. Oppure un esiliato. Maevyth Bronwick sa che è meglio non oltrepassare il nebbioso labirinto di alberi, ma un evento tragico la spinge oltre l’arco di ossa, un confine che nessun mortale ha mai superato, verso un mondo oscuro e fantastico, tanto pericoloso quanto affascinante. È lì che dimora il maledetto Signore di Eidolon: Zevander Rydainn, noto alle sue prede come lo Scorpione, è l’assassino più freddo e astuto di tutta Aethyria. Tocca a lui tenere Maevyth nascosta al Magestroli che cerca di ucciderla in nome di un’arcana profezia. Il sangue di Maevyth è infatti la chiave per spezzare la maledizione che Zevander odia e sconfiggere il male nascosto nella Foresta delle Streghe. Sfortunatamente per Lord Rydainn, il destino ha altri piani per l’irresistibile piccola incantatrice. E la sua crescente ossessione verso di lei minaccia di distruggere ogni cosa.
Di questo libro ne ho sentito parlare tantissimo e secondo alcuni è un capolavoro, per altri è una “schifezza”: personalmente mi inserisco a metà tra i due schieramenti.
La trama è assai intrigante e mi ha subito attirato; complici le mie amiche che me lo hanno regalato per il compleanno mi sono tuffata nelle atmosfere oscure di questa storia.
Mi sa tanto che l’atmosfera così oscura, o presunta tale, in alcuni punti ha impedito all’autrice di vedere quale direzione stesse prendendo la sua stessa storia, tant’è che ho avuto delle difficoltà a capire il perché e il percome di quello che stavo leggendo.
La prima parte, a mio avviso, è decisamente confusionaria; sembrava che l’autrice stessa si fosse persa nel Bosco e vagasse di qua e di là, dando delle informazioni non necessarie e non dandone dove invece sarebbero state necessarie.
Parliamo ora dei protagonisti, che presi singolarmente sono decisamente interessanti, ma assieme non mi hanno davvero convinta.
Maevyth ha passato la vita a sentirsi la persona sbagliata, al momento sbagliato nel luogo sbagliato. L’unica gioia è il suo rapporto con la sorella, unico familiare “normale” e che le vuole bene.
Zevander è il miglior sicario del re; è detto lo Scorpione e la sua strada si incrocia con quella di Maevyth per via di un’antica profezia. Ha un passato doloroso e su di lui grava una maledizione che minaccia di togliergli quel poco che ha.
L’autrice si è concentrata di più nel caratterizzare lui, fornendogli un background che giustifichi il suo comportamento e creando una credibile evoluzione nel percorso del romanzo. Maevyth, invece, per tutto il libro, sembra più crescere grazie alla fortuna che l’assiste. Insomma, niente reale apprendimento per lei.
Tra tutti i personaggi secondari il mio preferito è in assoluto Branimir, il fratello di Zevander. Anche lui è maledetto e mi ha fatto tanta, ma tanta tenerezza. Le scene dove c’è lui, assieme a Maevyth, sono state le mie preferite, piene di pathos e di tristezza.
Se ho amato Branimir non posso dire altrettanto della sorella del protagonista, Rykaia: pur comprendendo le motivazioni dietro al suo comportamento sconsiderato, non ho potuto fare a meno di considerarla immatura ed egoista.
L’ambientazione più che dark è horror, alcune scene sono disturbanti, quindi fate attenzione se siete sensibili; vi dico solo che la “famiglia” di Maevyth gestisce le pompe funebri e alcuni comportamenti hanno origine anche da questo fatto.
Nonostante la confusione iniziale, la mancanza di informazioni e la protagonista che è fin troppo baciata dalla fortuna, l’autrice è riuscita a incuriosirmi. Ho trovato alcune sue idee originali e molto interessanti, ad esempio quando parla della stirpe di umani vicina ai fae estinta o creduta tale, e qui mi tocca nominare Raivox, un “cordrago” o un “dracorvo”, ancora non è ben chiaro.
La Lake ha disseminato qui e lì nozioni, spunti e indizi interessanti che hanno reso la lettura molto scorrevole e, a volte, davvero affascinante. Aggiungerei per fortuna, altrimenti questo libro sarebbe stato bocciato; invece aspetto con curiosità il seguito perché: “Ehi, voglio proprio vedere cosa succederà soprattutto dopo il finale di questo primo libro. E poi, scusate, ma voglio sapere cosa accadrà a Branimir e a Raivox, i miei cucciolotti!!!”
Consigliato, ma prima di iniziare la lettura procuratevi la mappa! So che nella versione cartacea è presente, in quella digitale purtroppo no: vi servirà per farvi un’idea del mondo nel quale si muovono i protagonisti.
Buona lettura!
Recensione a cura di:
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