GENERE: Romanzo gotico
Words Edizioni, 8 febbraio 2021

Quiet Ridge è un borgo fuori dal tempo, ritrovo per anime erranti e peccaminose. Un luogo da cui qualsiasi uomo sano di mente si terrebbe alla larga. Chi fugge dal proprio passato, però, non sceglie consapevolmente la meta. Scappa e basta, brancolando nel buio, senza mai voltarsi indietro. Così, Dalia Vargas – una giovane messicana scampata alla rivoluzione – attraversa mezzo continente in cerca di un nuovo inizio. Un esodo che la trascina dentro una spirale di accadimenti grotteschi, tra bifolchi senza niente da perdere, carismatiche donne di potere, società misteriose e… creature ultraterrene.

Lasciò che le mani si portassero sul libro senza opporre resistenza. Quando cominciò a sfogliarlo, una vibrazione risalì dalla spina dorsale arrivando fino a farle rizzare i peli della nuca. Non era ciò che leggeva a generarla, piuttosto ciò che stava sentendo. Niente! Dentro il sotterraneo non filtrava alcun rumore esterno, anche se la porta era rimasta spalancata. E ce ne doveva essere eccome, dato l’assedio in corso. Che i Mulligan avessero soprasseduto per permetterle di leggere in santa pace?
Tutto ciò è assurdo, pensò. Governata da una forza sovrannaturale. Sospesa nel tempo e nello spazio. Cos’altro poteva fare?
Vediamo che c’è scritto!
Ma non comprendeva. La lingua utilizzata era simile a quella arcaica dei testi reperiti in biblioteca. Anche qui c’erano note di traduzione in inglese e la calligrafia era simile, se non identica. Nella pagina centrale, gli appunti erano poi divisi in macrocategorie: Grande Tenebra, eclissi, immortalità, rituale di giovinezza.
Follia! Metti giù questo libro e torna di sopra, provò a comandarsi, riuscendo solo in parte nell’impresa. Arrivò infatti a posare il libro con successo, ma anziché tornare sui propri passi le mani si spostarono verso la maschera raffigurante la cosa più vicina a una parodia della letteratura fantastica che avesse mai visto. I denti aguzzi di un coccodrillo, sovrastati dalle ali scheletriche di un corvo.
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Raggiunse l’essere più esterno e lo rivoltò, mossa dall’ingovernabile e raccapricciante curiosità di vederlo in faccia. Quando questi si rivelò, un mucchio di vermi brulicanti le risalì lesto l’avambraccio, arrampicandosi fino a conquistarle la spalla. Li scacciò con una mano, ma dal basso altri avevano intrapreso la stessa operazione partendo dalle gambe. Erano migliaia e avevano origine dai bulbi oculari vacanti di colei che era stata la tanto amata abuelita. Uno sopra l’altro zampettavano sulla pelle nuda di Dalia per poi insinuarsi dentro i vestiti, e malgrado ne respingesse a dozzine, sempre in numero maggiore ne comparivano dalla base.
Urlò a squarciagola, così forte che qualcosa nel cervello parve rompersi. Cominciò a grattare dall’interno, dunque prese a pulsare. Tonfi su tonfi, cupi e sordi, come se dentro la calotta cranica stesse marciando un esercito di fameliche creature dell’incubo.
Stavano venendo per lei?









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