Buongiorno, Feelers!
Oggi apriamo il Blog Tour dedicato a “L’eroe riluttante” di Michael Dobbs, presentandovi il romanzo, in uscita il 9 marzo per Fazi Editore, e proponendovi un succoso estratto.
Terzo capitolo dedicato a Harry Jones, il nostro eroe ex militare, ora politico, che si muoverà in Ta’argistan, un’ex repubblica sovietica (inventata) confinante con la Russia, la Cina e l’Afghanistan, il tutto per salvare un amico.
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Quando Harry Jones scopre che la vita del suo vecchio amico Zac Kravitz è in pericolo, un debito d’onore lo obbliga ad affrontare una rischiosa missione di salvataggio in Ta’argistan, un’ex repubblica sovietica confinante con la Russia, la Cina e l’Afghanistan. Riesce a intrufolarsi in una delegazione di deputati britannici che si reca in visita in quello stesso paese, e poco a poco si rende conto di quanto sotto una democrazia apparente si nascondano dei biechi giochi di potere, silenziosamente avallati dalla politica dell’Occidente. Nel mettere a punto il piano per far evadere Zac dalla cupa prigione di Aškek – la capitale del Ta’argistan –, trova un improbabile alleato nella testarda e indipendente Martha Riley ed entra in contatto con un gruppo di ribelli ta’argi, guidato dal giovane Bektour, che vuole sovvertire lo spietato Sistema del presidente Karabaev e del suo braccio destro Amir Beg. Ma quando il tentativo prende una piega inaspettata, Harry si rende conto che la posta in gioco è molto più alta e che deve rischiare in prima persona per garantire la sopravvivenza di altri.
In quest’avventura dal ritmo serrato attraverso la fatiscente città ta’argia e le montagne inospitali che la circondano, prenderà sempre più forma la trama di una cospirazione internazionale, in cui si intrecciano interessi personali e macchinazioni politiche. Dall’autore di House of Cards, dopo Il giorno dei Lord e Attacco dalla Cina prosegue la serie di Harry Jones: integerrimo e insolente ex militare pluridecorato dalla scorza dura, un protagonista che non si vedeva dai tempi di James Bond.
PROLOGO
Il rimorso. Un cacciatore implacabile. E per quanto Harry Jones corresse forte, non poteva sfuggire. Girava un angolo, ed ecco che spuntava dalle ombre, o a volte vedeva di sfuggita una donna in una strada affollata, con la coda dell’occhio, e gli ripiombava addosso tutto quanto.
Julia. Sua moglie.
E la sua colpa.
Era passata un’eternità, eppure sembrava ancora ieri che Zac Kravitz aveva attraversato la città come una brezza leggera… salvo che non era del tutto vero, perché Zac non si muoveva mai con leggerezza. Era un uomo della Delta Force, le forze speciali statunitensi, e si spostava più o meno con la stessa delicatezza di un forte vento novembrino pieno di neve che soffiava dal lago Huron, dov’era nato.
Però era un uomo che tornava sempre utile, e nessuno poteva dubitare del suo impegno. Si erano conosciuti nei primi anni Novanta quando Harry operava come consulente di un reparto antidroga del governo colombiano e Zac si era aggregato come osservatore. La missione li aveva portati sulle montagne per un raid contro i cartelli dei narcos. Sembrava divertente, ma qualcuno si era dimenticato di ricordare alle truppe colombiane che a volte ai tropici piove. Il maltempo li aveva circondati, compromettendo il loro prelevamento, e questo aveva messo a repentaglio la vita di tutti. Per tre giorni erano stati costretti a giocare a moscacieca con narcotrafficanti armati fino ai denti e una giungla piena di formiche rosse. Un aggeggio di Zac aveva salvato la situazione: tipico di quelli della Delta, adoravano i loro giocattoli, e lui si era portato dietro un prototipo di navigatore satellitare che li aveva tirati fuori dal fango della foresta pluviale. Harry era dell’opinione che l’ex giocatore di football universitario fosse uno che aveva trascorso la gioventù effettuando qualche placcaggio di troppo con la testa, ma dopo la Colombia era il benvenuto, quando voleva.
Fedeltà alla parola data. Quello che teneva motivato un soldato. Così, quando Zac gli mandò un messaggio annunciando che sarebbe passato per l’Inghilterra con la moglie al seguito e aveva un paio di giorni liberi, Harry propose di trascorrere insieme una di quelle giornate sulla sua barca a Dartmouth. Zac, sua moglie P.J., Harry. E Julia.
La Guinevere era un dodici metri costruito quasi interamente in legno, un vecchio yacht da regata con ponti in teak, motore a benzina originale, costi di manutenzione spaventosi e quasi cinquant’anni di carriera alle spalle. Troppo difficile da gestire quasi per tutto, ma per Harry non era mai stato un fastidio. Zac stava già aprendo una lattina di birra quando Julia mollò gli ormeggi e la Guinevere scivolò nell’estuario, con le sue linee armoniose che attiravano gli sguardi mentre procedeva contro un leggero vento di sud-ovest, e la prua fendeva appena i flutti. Harry non aveva modo di sapere che era già finito sul radar di una cellula combattente dell’IRA. Membri dell’ala più estremista, in cerca di vendetta.
L’Irlanda del Nord. Era stata una guerra particolarmente sporca e ai tempi del SAS Harry si era insudiciato le mani, calandosi nel fango per giocare secondo le regole dei terroristi tutte quelle volte in cui il codice di disciplina militare esauriva le idee. Adesso era il momento della resa dei conti. Il passato lo stava raggiungendo.
Veleggiarono fino a Salcombe per il pranzo, a base di torta salata e sottaceti, sospinti da venti leggeri, mai sopra i dieci nodi, e ritornarono mentre il crepuscolo cominciava a infittirsi. Quando giunsero al segnale rosso della boa di Homestone, erano già apparse alla vista le sfumature verde-violaceo delle pietre di Kingswear Castle alla foce del Dart. La Guinevere era quasi a casa. Harry era al timone, Zac davanti a riavvolgere le scotte del genoa con P.J. in piedi a prua, inarcata e procace come una polena vittoriana stagliata contro la luce che si affievoliva. Julia era sottocoperta, nella latrina, mentre di fronte a loro si vedeva il viavai del porto con le barche che si affrettavano a raggiungere gli ormeggi da ogni parte. La Guinevere si stava avvicinando al castello quando un motoscafo, un Sunseeker, le tagliò la rotta, pericolosamente vicino, ma era una delle tante imbarcazioni nei paraggi e Harry provò soltanto un attimo di irritazione; anche sul fiume le teste di cazzo non mancavano, al giorno d’oggi. Quelle specifiche teste di cazzo tornarono indietro per un altro passaggio. In quel mentre, dall’oscurità crescente, una granata con propulsione a razzo colpì la Guinevere appena sopra la linea di galleggiamento. Fece saltare in aria entrambe le fiancate di poppa.
Harry non seppe nulla di ciò che accadde dopo. Aveva perso i sensi ed era stato scaraventato fuori dal pozzetto, con una spalla lussata. Era rimasto impotente, ignaro, salvato soltanto dal giubbotto di salvataggio. Zac, con tutta la fortuna che gli aveva consentito di sopravvivere alle minacce della rivoluzione islamica e di mariti furiosi, si ritrovò in acqua. P.J. era vicino a lui, cosciente e urlante, e di lì a poco furono circondati da altre barche, con i marinai che tentavano disperatamente di aiutare le persone in pericolo. Strapparono dall’acqua P.J., mentre Zac aiutava altri a issare Harry sul ponte di uno yacht, dove cominciò rapidamente a riprendersi. Di Julia però non c’era traccia.
Quando, alla fine, Harry riaprì gli occhi e iniziò a rendersi conto di cosa aveva intorno, vide la sezione di prua della Guinevere che puntava incerta verso il cielo, beccheggiando su una chiazza scura e oleosa. Una decina di imbarcazioni di vario tipo le giravano attorno, non osando avvicinarsi troppo. L’urto della granata aveva incendiato le bombole di gas nella cucina di poppa. L’esplosione non aveva solo scagliato Harry giù dalla barca, ma aveva anche sfondato i serbatoi del combustibile, che ora stavano riversando in acqua trenta galloni di benzina altamente infiammabile. Intorno alla barca si stava formando un lago di fuoco, e spirali di fumo nero si innalzavano nel cielo della sera. La pira funeraria della Guinevere.
Sulla scena cadde il silenzio mentre gli astanti assistevano alla dipartita. Il vento era calato e lo sciabordio delle onde si era placato, e dal centro di quel lago ardente si sentirono battere dei colpi. Come se qualcuno stesse tentando disperatamente di aprirsi una via d’uscita.
Harry era ancora frastornato, i suoi pensieri si mescolavano alla rinfusa, la spalla urlava di dolore, eppure respinse l’aiuto di mani premurose e si rimise in piedi a fatica.
«Julia!».
Urlò di nuovo, e poi ancora. I colpi provenienti dall’interno dello yacht morente sembrarono aumentare.
Era rimasta nella latrina, protetta da una paratia principale e circondata da solide coste di legno. Le avevano dato riparo e adesso sarebbero diventate la sua bara.
Mentre Harry gridava, Zac scollò l’attenzione da P.J., che stava ancora tossendo acqua sul ponte della barca che li aveva soccorsi. Nessun altro si mosse; che si poteva fare? La Guinevere era circondata da combustibile in fiamme. Soltanto il fatto che stesse lentamente affondando le impediva di bruciare, e sarebbe scomparsa molto prima che quelle guizzanti lingue di fuoco si fossero estinte.
Sfidare le fiamme avrebbe messo a repentaglio la vita di chiunque e prometteva danni seri e quasi certi, eppure Zac accettò il rischio. Rimase in piedi sulla falchetta, riempiendo d’aria i polmoni, poi si buttò in acqua, immergendosi più a fondo che poteva sotto il fuoco. Dovette attraversare trenta, quaranta piedi di mare che bruciava, prima di arrivare alla Guinevere, e quando lo rividero si stava arrampicando sul ponte pericolosamente inclinato per poi sparire nel boccaporto di prua. Portava il fuoco con sé, sulla schiena, sulla maglietta in fiamme e, sembrava, anche sui capelli.
Dentro era buio fitto ma, guidato dal rumore di quei colpi disperati, trovò la latrina. Era già tre quarti sott’acqua. La porta era bloccata, ostruita dalla stufa di ferro massiccio che era stata strappata dal suo alloggiamento nella cabina principale. Normalmente ci sarebbe voluto soltanto un momento a spostarla, ma su una barca che affondava, sotto il livello dell’acqua, con la puzza della propria pelle bruciata nelle narici, era un altro paio di maniche. Eppure Zac ci riuscì. Era della Delta Force, non conosceva sconfitta. De Oppresso Liber… Liberare gli oppressi. E così fece, tirando fuori entrambi. Salvò Julia.
In modo che Harry potesse essere responsabile della sua morte appena sei mesi dopo.
Eccoci giunti alla conclusione della nostra tappa! Grazie per averci seguito e qui sotto potete trovare le altre tappe e i blog partecipanti.















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