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Ti vedo. Vedo la tua anima. Vedo ogni tuo peccato. Vedo la tua aura intrisa di sangue e di malvagità. La maggior parte delle persone sono intrinsecamente o buone o cattive. Qualcuno sta in bilico fra luce e oscurità. Pochi riescono a cambiare il colore della loro essenza: è una lotta che solo i più forti possono vincere. Lui è l’oscurità. Un male così puro che la sua anima è nera, eppure ne sono attratta come una falena lo è dalla fiamma.
Ci sono giorni in cui mi sembra di affogare, le ondate dei miei sentimenti mi rubano l’aria dai polmoni. Altri giorni non provo niente, sono vento e come il vento volo. Non so cosa sia peggio: annaspare in cerca d’aria o morire per questa sete. Si può imparare a respirare sott’acqua, quando si trova qualcuno per cui vale la pena annegare?

Un’epopea dark. Un crudele gioco delle parti. Un racconto intriso di richiami e rimandi al mito. Una tragedia classica, dolente e eterna. Un lungo grido cinematografico, dai colori lividi, tarantiniano.
Ecco cosa è, per me, Feyness. E, senza svelarvi nulla, vi dirò perché.
C’è un gruppo di uomini, potenti, terribili, spietati, folli, che credono e si ritengono come e più degli dèi e il loro capo è il più folle tra i folli. È potente. È invincibile. È corrotto. È spietato.
Ma se c’è un peccato che le divinità non perdonano, e il Mito ce lo insegna, è la hybris: credersi invincibili, eterni più degli dèi. Intoccabili, irraggiungibili. La vendetta giunge spietata, la condanna inappellabile e contorta. Oscura. Terribile. Divina.
Chi vestirà i panni di Nemesi? Sarà il sangue dei vinti o quello dei vincitori a essere versato? E se l’uno e l’altro fossero lo stesso sangue? Quale gioco giocheranno Eros e Thanatos?
Faye Craven, figlia di Alec Craven, padrone assoluto dell’Ordine Rosso, vede. Dopo un incidente quasi mortale accadutole da bambina, vede la vera essenza degli uomini. Il colore delle loro anime:
Vedo te.
Vedo i tuoi peccati.
Vedo la vera essenza della tua anima.
È bellissimo e terrificante.
È doloroso, ma consolante.
Non è una cosa che posso spegnere, e non è una cosa che abbia mai rivelato ad anima viva.
Faye è data in sposa, donata, regalata, al primo assassino dell’Ordine, Cole Hunter. Un demonio dalle fattezze angeliche, gli occhi di cristallo trasparente, l’oro di Apollo nei capelli.
Faye ne è attratta e disgustata nello stesso tempo.
E Cole?
Cole è dolore e oscurità, rabbia e vendetta, caos e perdizione.
Quando la nebbia pian piano si dirada, quando la bestia ha il suo tributo di sangue e, sazia, tace qualche istante, i due si guardano. Davvero. Perché nulla è come sembra e tutto potrebbe essere.
Anche se il sangue versato chiama sangue e l’ira degli dèi è forte, c’è un altro sentimento, dolorosamente distorto e sconnesso, che nasce. E cresce. E vince.
Non posso aggiungere altro, svelerei troppo. Vi dico, però, che questo romanzo mi ha incantata.
L’autrice è riuscita, anche nelle descrizioni più crude, a non indugiare nel voyeurismo, intervallando momenti intensissimi ad azioni feroci, pensieri a fatti, in un unicum che scorre e cattura. I personaggi sono assolutamente tridimensionali, perfidamente perfetti nelle loro perversioni. La sfumatura paranormale definisce Faye, la eleva, la distingue dai corpi femminili senza volto che affollano lo sfondo.
Un ottimo lavoro editoriale, assolutamente non facile, accompagna la lettura, facendocela gustare fin nelle più sottili sfumature.
E, quando le voci del coro tragico sfumano, resta la sensazione di aver vissuto un’intensa, profonda, avventura. La più dark degli ultimi tempi.
Aspetto con ansia di leggere di Grim e Luke.
Cosa ancora dovrà accadere? Gli dèi non hanno ancora avuto la loro vendetta?



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