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Il destino può giocare davvero brutti scherzi. Un momento hai il mondo in mano e quello successivo vuoi solo trovare un angolo nascosto in cui leccarti le ferite. Lo sa bene Rowan O’Kinley, così come sa che ci sono perdite con cui sembra impossibile venire a patti tanto che l’unica soluzione sembra essere scappare lontano da quel dolore e lasciare dietro di sé ogni cosa che possa ricordartelo. Anche le persone che si amano di più.
Quando un tragico incidente si porta via per sempre il suo migliore amico, Eric McAvoy sa che il buco nella sua anima non si ricucirà mai. Quello a cui non è preparato è perdere anche l’altra metà del suo cuore. Lei se n’è andata, distrutta da un dolore capace di annientare qualsiasi altra cosa. Ora è tornata e lui non le permetterà di lasciarlo mai più.

Rowan O’Kinley è tornata a casa. È questa la notizia che sconvolge Eric McAvoy fin nell’angolo più nascosto del suo gigantesco corpo. Rowan, che era scappata via dal dolore e da lui, come una ladra in un mattino livido.
Ritornata. Da lui? Per lui? Non che Eric non avesse mai pensato di andare a riprendersela a Dublino, ma la ragione aveva vinto sull’istinto e Eric aveva aspettato. Diciotto lunghi mesi e solo qualche insulso augurio di Natale. Ora era qui, al National Museum of Scotland, curatrice di una mostra per conto del dannato Trinity College.
Era qui. E lui avrebbe fatto di tutto per tenercela per sempre.
Rowan, impetuosa e testarda, sola a crogiolarsi nel dolore di una perdita troppo grande per il suo cuore; cuore che ha lasciato a Edimburgo e che, forse, è ora che torni al suo posto.
Che teme e anela l’incontro con il suo più vecchio amico, amore di sempre:
Rowan si voltò per ritrovarsi col naso a pochi centimetri da un torace roccioso rivestito di nero. Col cuore che batteva all’impazzata, sollevò lo sguardo per incontrare due occhi scuri e risentiti.
“Ciao, passerotto”, la sua voce risuonò asciutta e arida come il deserto.
“Ciao Eric”.
E la storia riprende lì dove si era interrotta bruscamente 18 mesi prima, con un intermezzo di parole non dette e timori, dubbi ma anche infinite possibilità che, finalmente, Rowan vede. Perché gli occhi di Eric non mentono:
Era sempre così con lui: era tutto nei suoi occhi. C’era talmente tanta forza che traspariva dal suo sguardo che nessuno mai si aspettava che qualcosa potesse andare contro le sue aspettative.
Eric.
Dio, Eric!
Meraviglioso McAvoy, pronto a farsi da parte nonostante tutto, a prendere e dare tempo, perché le parole non dette siano finalmente pronunciate, perché nulla ha più valore per lui che riavere con sé il suo passerotto smarrito, la sua amica di mille giorni bambini, il suo cuore dai riccioli di rame.
“Guardami, Ro!” le ordinò e lei lo vide come attraverso un velo di nebbia. “So che i tuoi capelli sono un groviglio di fuoco, che canti a squarciagola quando sei sola, che fumi i sigari che ti passa tuo nonno. So che reggi l’alcol come un maledetto giocatore di rugby. So. Chi. Sei” , abbaiò a un millimetro dalle sue labbra. “E non importa quanto mi ci vorrà, non importa quanta resistenza farai. Ti staccherò di dosso ogni maledetto strato dietro cui ti stai nascondendo finchè non ti avrò ritrovata.”
C’è qualcos’altro, qualcun altro, però, che rappresenta un pericolo per Rowan. Cosa succederà, ancora?
Giuditta Ross colpisce e incanta!
Che dire dei siparietti magnifici che vedono protagonisti Iain e Amalia? Deliziosi, vi assicuro!
E il Professor Campbell, biondo, elegante, imperturbabile signor Ottava Meraviglia?
Ahah, Giuditta, cosa riserva la tua fervida, malandrina fantasia al povero Sean? Avrà mica qualcosa a che fare con l’ultimo arrivo, la novella, ma più vestita e meno armata, Lara Croft?
Prevedo scintille, d’altra parte lei è Theresa MacLeod e se il sangue non è acqua…
Leggetelo, e poi rileggetelo. Si ride, si sorride, ci si commuove. Assolutamente fantastico!


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