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Lui non è uno stronzo, ma questo non impedisce ai suoi amici di provare a farlo diventare tale.
I MIEI AMICI VOGLIONO CHE IO FACCIA SESSO.
Al punto da tappezzare l’intero campus con la mia brutta faccia e la scritta a caratteri cubitali:
“Sei tu la donna fortunata che sverginerà il nostro coinquilino? Lui: un uomo socialmente impedito con un pene di medie dimensioni che cerca una partner sessuale consenziente. Tu: basta che respiri. Riccambierrà con sesso orale.
Messaggiatelo al: 555-254-5551”
Quegli idioti non sanno neanche scrivere. E i messaggi che sto ricevendo sono materiale per sogni erotici. Ma io non sono come quegli stronzi, non importa quanto si sforzino di farmi diventare come loro.
NON E’ QUESTO IL GENERE DI ATTENZIONI CHE VOGLIO!
Un messaggio spicca tra centinaia di altri. Un numero che non riesco a convincermi a bloccare. Lei sembra diversa. Più sexy, perfino in bianco e nero.
Tuttavia, dopo averla incontrata di persona, so che non è la ragazza per me. Ma i miei amici non la smettono… proprio non ci arrivano.
Stronzi o no, c’è una cosa che non capiranno mai: le ragazze non mi vogliono.
Soprattutto lei.

Nel terzo volume della serie “How to date a douchebag”, la Ney cambia le carte in tavola e forse anche per questo suo reinventarsi, fa centro ancora una volta.
Qual è dunque la novità presente in “The learning hours” rispetto ai primi due libri? Rispondo subito, invitandovi a ricordare il titolo della serie, che in italiano si traduce all’incirca con “Come uscire con un cretino”, dove per cretino si intende il ragazzone bello, sexy, sportivo, un po’ sbruffone e, per dirla tutta, parecchio stronzo, che attira le donnine come miele e passa con nonchalance di fiore in fiore, prima di decidersi a mettere la testa a posto. Se nel primo volume Oz impersonava il cretino simpatico e sguaiato, e nel secondo approfondivamo la conoscenza di Zeke, il cretino inizialmente odioso e musone, in questo terzo volume incontriamo Rhett, che… tutto è tranne che cretino.
Rhett, il campione di wrestling da poco trasferitosi in Iowa dalla Louisiana, è proprio l’antitesi del douchebag: affidabile, educato, disciplinato, bravo ragazzo in tutto, nello sport, nello studio, con gli amici, con le donne. Forse troppo bravo, tanto da sembrare tonto sotto taluni aspetti. Sarà anche per questo motivo che i suoi nuovi compagni di squadra lo prenderanno di mira, sottoponendolo a episodi anche pesanti di nonnismo.
Ed è a causa di uno di questi scherzi che la vita di Rhett, che con le donne è timido, galante e soprattutto inesperto, si incrocerà con quella di Laurel, anche lei studentessa del campus, che di timido non ha nulla, anzi è la tipica gran bella ragazza, formosa, appariscente ma con stile, sicura di sé e del proprio aspetto, abituata al fatto che i ragazzi le cadano ai piedi.
Laurel non è una cattiva persona, ma rispetto a Rhett è di sicuro lei la “douchebag” della situazione, mostrandosi, nella prima parte del romanzo, fin troppo piena di sé e se si vuole anche un po’ stronzetta.
Mi getto mentalmente i capelli dietro le spalle, ma faccio spallucce; so di essere carina, bella, se vogliamo essere onesti. Lo sento dire da quando ero piccola, lusinghe da sconosciuti, dai miei genitori, parenti e amici.
E, ovviamente, ragazzi.
I ragazzi mi adorano.
I miei setosi capelli rossi. Il vitino snello e le labbra sporgenti. Le mie fantastiche tette.
La vanità è uno dei miei difetti, ma non fingerò neppure di essere modesta. Sarebbe peggio.
Quando i compagni di squadra di Rhett appenderanno ovunque nel campus volantini con la sua faccia e il suo numero di telefono, con la scritta Portatevi a letto Rett, lei verrà spinta dalla cugina a inviargli dei messaggi, per prenderlo in giro e farsi due risate ai danni del ragazzo bruttino e, stando al volantino, “vergine”.
Solo che Laurel non è una bambola senza cervello, alla stregua di chi manda a Rhett foto di tette e culi accompagnate da frasette porno, per cui dopo qualche scambio, il rapporto tra i due prenderà una piega del tutto diversa e inaspettata.
Ma è vera questa tipa? Non è possibile che voglia starsene qui al buio e continuare a parlare con me.
Me.
Non quando ci sono cinquanta ragazzi di più bell’aspetto dentro casa. Più belli. Sexy. Quarterback del football. Capitani della squadra di hockey. Confratelli snob.
Che cazzo potrebbe mai volere da me?
Questo perché Laurel inizierà a rendersi conto che la vera bellezza di un ragazzo non sta tanto nel suo bel faccino, quanto nel suo buon cuore, nel suo carattere dolce, nelle doti interiori, specie se accompagnate da un fisico di tutto rispetto e da un sorriso luminoso e sincero.
Sì, sono uscita con ragazzi incredibilmente attraenti, ragazzi perfino più sexy di quanto lo sia io, con corpi favolosi e resistenza migliore. Atleti con un pedigree, belle facce… e zero personalità.
A quei ragazzi non importava niente della mia sicurezza, e di certo non cercavano di convincermi a seguire corsi di autodifesa con le mie amiche.
E ora sono seduta qui con Rhett, un bravo ragazzo che non mi ha oggettificata neanche una volta, neppure quando stavamo facendo sesso al telefono l’altra notte, non importa quanto mi sia sforzata di farlo abboccare all’esca.
Laurel inizierà a provare dei veri sentimenti per Rhett e si esporrà per farglielo comprendere con garbo, delicatezza e pazienza infinita, senza mai forzarlo per paura di farlo fuggire. Questo perché Rhett, per quanto sia sveglio e in gamba, in amore è di una ingenuità unica e ritiene letteralmente impossibile che una “gran figa” come Laurel possa interessarsi a lui per altro che non sia amicizia.
Da qui il titolo del libro “The learning hours” (Le ore di apprendimento), e potete ben immaginare quale sia “l’istruzione” che manca al nostro tenerissimo giovanotto.
Bene, mi fermo qui, e lascio a voi amiche lettrici il divertimento di scoprire quali mezzi dovrà escogitare Lauren per indurre una qualche reazione in Rhett, senza saltargli addosso e mostrargli con azioni estreme quanto in realtà sia attratta da lui.
La storia nel suo complesso è molto molto carina, senza sensazionalismi, sviluppata nel tempo in maniera realistica, con gli aspetti psicologici ben approfonditi e con quella leggerezza che induce riflessioni, quella che con un ossimoro definirei “leggerezza profonda”. Lo stile è fresco e immediato, come per gli altri libri della Ney che, come dicevo a inizio recensione, fa ancora una volta centro con quest’ultimo gioiellino.


Recensione a cura di:

Editing a cura di:










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