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Timido e solitario, Evan Hansen non è esattamente l’anima della festa. Così, per sopravvivere al suo ultimo anno di liceo, ha deciso di seguire il consiglio di scrivere lettere incoraggianti a se stesso. Quando, però, una di queste lettere arriva nelle mani sbagliate, a Evan si presenta l’occasione della vita. Per coglierla deve solo assecondare un equivoco, e fingere che il suo enigmatico compagno di scuola Connor Murphy, appena suicidatosi, fosse in segreto il suo migliore amico. All’improvviso, Evan ha uno scopo. E un sito web. La sua ansia paralizzante sembra dissolta. È sicuro di sé e popolare. Adesso è “Evan Hansen”. Non è più invisibile per Zoe, la ragazza dei suoi sogni, e i genitori di Connor lo accolgono nel disperato tentativo di sapere di più sul figlio perduto. Evan sa che quello che sta facendo è sbagliato, ma tutta la storia che ha messo in piedi sta davvero aiutando delle persone. Compreso lui. Grazie a una bugia, la sua vita è cambiata e ora sente di essere finalmente parte di qualcosa. Ma tutto ha un prezzo. E quando la verità minaccia di emergere, Evan si trova a dover fronteggiare di nuovo il suo peggior nemico: se stesso. Dai creatori del musical “Dear Evan Hansen”, arriva in libreria il romanzo ispirato al successo di Broadway.

“Quanto vorrei che tutto fosse diverso, invece. Quanto vorrei essere parte di qualcosa. Quanto vorrei che quello che dico contasse almeno per qualcuno. Guardiamo in faccia la realtà: se domani scomparissi, chi se ne accorgerebbe?
Cordiali saluti dal tuo migliore e più caro amico,
Me”
Diciassette anni, nessun posto nel mondo e un’insicurezza cronica che lo porta a isolarsi totalmente da ciò che lo circonda, queste sono le caratteristiche con le quali Evan Hansen descrive di se stesso. Detto in questi termini, non sembra niente di nuovo, nulla che non sia capitato a ognuno di noi durante l’età adolescenziale e, molto probabilmente, anche oggi i ragazzi, seppur sembrino sfrontati e sicuri di sé, provano tutte queste sensazioni.
Evan non si limita a sentirsi solo, arriva a essere preda di stati di ansia e spesso, durante questi momenti davvero difficili, si fa aiutare dai medicinali.
Viene seguito da un terapista che gli consiglia di scrivere quotidianamente una lettera indirizzata a se stesso: “Caro Evan Hansen, oggi sarà una giornata fantastica…”
Nonostante i suoi pensieri siano tutto fuorché positivi, si sforza di portare a termine il compito ogni giorno, prima di tutto per non deludere la madre, in secondo luogo per non deludere lo stesso terapista e infine, con la speranza di sopravvivere all’ultimo anno di liceo.
(Durante la stesura di una di queste lettere, si libera di ogni maschera e scrive davvero quello che prova. Il momento di coraggio dura qualche attimo, e tempo di stamparla, Evan decide di cestinarla, inconsapevole che altre mani hanno nel frattempo raggiunto la prova dei suoi pensieri.
Un paio di giorni dopo, Evan, convocato in presidenza, scopre che Connor, il ragazzo che ha trovato la sua lettera, si è tolto la vita e che aveva con sé in quel momento le sue parole scritte su carta.
“Le bugie. Qualunque storia io mi imbastisca, alle bugie non riuscirò mai a sottrarmi. Se potessi trovare il modo di spiegarmi…”
Così, come in una favola moderna, il ragazzino isolato, chiuso, emarginato e solo, si ritrova a essere ora al centro di una sempre maggiore attenzione, inizia a parlare, a creare legami e a fare progetti.
Ma tutti questi castelli sono fondati su un grosso equivoco iniziale, che è poi diventato una serie sempre più costruita di bugie… e si sa, le bugie hanno le gambe corte.
Fin dalle prime pagine ho provato simpatia e tenerezza per Evan. Ripensando ai miei diciassette anni ho rivissuto insieme a lui, il senso di inadeguatezza e le paure per il giudizio altrui e devo ammettere, che nonostante l’età e l’esperienza mi abbiano insegnato che le bugie non risolvono nulla ho comunque compreso la scelta di Evan e ho sperato fino alla fine che ci fosse una soluzione che potesse salvare tutti.
Devo complimentarmi con gli autori che sono riusciti in maniera davvero realistica e con tatto a trattare un tema tanto delicato come la solitudine adolescenziale e il suicidio. Il rispetto che trasuda questo romanzo è davvero encomiabile.
Quando da madre leggo un libro come questo, è impossibile non confrontarmi con il comportamento dei genitori coinvolti nella storia e quindi farmi un piccolo esame di coscienza degli atteggiamenti che a volte assumiamo nei confronti dei nostri figli.
Credo sia parte del rapporto genitori/figli il fatto che i figli tendano a esaltare la figura dei genitori a dei “semidei”, sottovalutandone la componente assolutamente umana e che, pertanto, li conduce a sbagliare e a mancare; per quanto uno ci si impegni, non esiste un manuale da seguire per essere un bravo genitore. Anche questo aspetto viene ben descritto nel romanzo, e non mi sono sentita in diritto di giudicare nessuna delle parti coinvolte nella storia.
Esistono davvero delle “bugie bianche”, simili a quelle che si raccontano ai bambini? Menzogne che salvano in qualche modo, che aiutano a superare momenti che sembrano insuperabili?
Ma soprattutto cosa succede quando il castello che abbiamo costruito su queste fondamenta inesistenti crolla per l’inconsistenza della sua base?
Sin dalle prime pagine ero curiosa di capire come si sarebbe evoluta la vicenda e questa è una delle parti che ho maggiormente apprezzato: scoprire come Evan e la sua famiglia, la famiglia di Connor e i loro amici, abbiamo trovato il capo di questa intricata matassa e come le loro vite siano state sconvolte, ma a volte lo sconvolgimento non è detto sia per forza negativo.
Dopotutto, la vita continua sempre e siamo noi stessi a scegliere come proseguire per la strada che ci si mostra davanti.
“Forse, un giorno, qui ci sarà un altro ragazzo che, sentendosi solo, fisserà gli alberi chiedendosi se da lassù il mondo gli apparirebbe diverso. Migliore. Forse comincerà ad arrampicarsi e, ramo dopo ramo, salirà sempre più in alto, anche quando gli sembrerà di non trovare più un appiglio. Di aver perso ogni speranza. Come se tutto lo spingesse a mollare la presa. Ma, forse, questa volta non mollerà la presa. Questa volta terrà duro. E andrà avanti.”

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