Toccare il fondo è solo l’inizio…
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Sono un figlio, un fratello, un amico.
Uno scrittore.
Un tossicodipendente.
Morto.
Un arresto cardiaco non è bastato a uccidermi del tutto, però. I dottori mi hanno riportato in vita, ma a quale scopo?
Ho ventiquattro anni e ho già ottenuto quello che la maggior parte della gente conquista nel corso di una vita intera. Sono un autore di successo, il proprietario di un appartamento nel cuore di Londra, e guido l’auto sportiva dei miei sogni.
O almeno, questo è quello che vedono gli altri.
Quando si spengono i riflettori, rimango da solo con la mia mente iperattiva, e alcol e droghe sono l’unico modo che conosco per abbassare il suo volume.
Finché un’overdose quasi non mi uccide e trascina tutto quello che amo giù nel baratro con me.
Con l’aiuto del mio migliore amico, mi lascio alle spalle Londra e la sua influenza malsana, e mi trasferisco in una cittadina nella periferia di Cambridge, nel tentativo di rimettere insieme i pezzi della mia vita.
Se solo fosse così facile.

“Fino a toccare il fondo”… ed è proprio da qui che parte tutta questa incredibile storia, dal fondo, un titolo azzeccato, diretto, che porta a domandarsi cosa ci si può aspettare da questo romanzo.
Quello che mi sono ritrovata a leggere non è solo un dolcissimo e passionale romance MM in cui si racconta l’inizio di una storia d’amore, ma è molto di più: è la storia di Finn, drammatica e sofferta, è il racconto della sua rinascita, perché nella vita a volte bisogna proprio toccarlo questo fondo, sbatterci la testa, rischiare la propria vita per vedere davvero il reale valore che ha.
La dipendenza dalle droghe è un tema difficile, ma la Kostova è stata brava a raccontarla in maniera equilibrata, senza crudezza, ma comunque facendo comprendere la profonda sofferenza che una persona incontra quando è assuefatta da queste sostanze: la solitudine, l’isolamento, l’unica compagnia le proprie paure e le proprie insicurezze. Si percepisce chiaramente la profonda tristezza che avvolge Finn, la sua fragilità e la sua disperata ricerca di stabilità, dovuta al fatto di aver sofferto per la mancanza di un rapporto amorevole con la madre, che è totalizzante e necessario soprattutto nei primi anni, ma che in questo caso è mancato per ragioni che l’autrice spiega man mano che la storia va avanti. Tutto questo mi ha portato inevitabilmente a provare subito una certa empatia verso questo personaggio.
È nel momento della risalita graduale dall’inferno del nostro caro scrittore che entra in scena Ben, un ragazzone dall’animo buono e di una dolcezza disarmante, che in punta di piedi saprà entrare nel cuore di Finn donandogli la sicurezza e l’amore che, forse, ha bisogno da tutta una vita. Un amore che guarisce l’anima, anche quella più sofferente. Quell’amore impossibile da tenere a distanza perché un cuore, anche se malconcio, deciderà sempre per te.
In questo libro, l’autrice rivela di aver messo molto di se stessa e vi posso garantire che si percepisce in ogni parola scritta: verrete inghiottiti da emozioni vere che vi si avvolgeranno attorno come una coperta calda, e arriverete alla fine del romanzo con un senso di profonda felicità e di speranza, perché questa storia insegna che nella vita c’è sempre la possibilità di rialzarsi, c’è sempre qualcosa per cui combattere, per cui vivere ed è quel sentimento che si chiama amore. L’amore verso il proprio compagno, verso un amico, ma sopratutto quello verso se stessi, perché imparare a voler bene a se stessi è la prima chiave per star bene con gli altri, e se per farlo c’è chi passa l’inferno sono sicura che questo amore ha un valore ancora più alto.
Ne consiglio la lettura? Assolutamente sì: saprà tenervi incollati alla storia fino alla fine regalandovi emozioni da tenere, preziose, nel cuore.


Recensione a cura di:

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