
L’estate in cui Chase Stern entrò nella mia vita, avevo diciassette anni. Figlia di una leggenda del baseball, gli Yankees erano la mia famiglia, il loro stadio la mia casa, la loro panchina il mio posto di lavoro. La mia attenzione era completamente rivolta al gioco.
All’inizio Chase era solo una distrazione. Una distrazione dall’incredibile sex appeal, che traboccava da ogni centimetro del suo metro e ottanta. Una distrazione che giocava come un dio e si divertiva come un demonio.
Cercai di stargli lontana, ma non ci riuscii.
Tuttavia non fu quello il mio errore più grande.
La squadra iniziò a perdere.
Le donne cominciarono a morire.
E tutto, nel mio mondo perfetto, andò in frantumi.

Il baseball non doveva essere una questione di vita o di morte. Il baseball non avrebbe dovuto determinare i destini.
Chase Stern è un campione di baseball. Ovviamente, è bellissimo e può avere qualsiasi donna ai suoi piedi.
Ty è la ragazzina che se ne innamora fin da adolescente.
Un momento in cui tutto si fermò, in cui vidi le luci della strada riflettersi nei suoi occhi, sentii il solletico dei miei capelli sul volto e il suo alito caldo sulle labbra. Lo guardai negli occhi e credetti davvero di essere parte di lui. Proprio come gli credevo quando mi diceva che mi amava.
Vista così, sembra una storia già vista, ma stiamo parlando di Alessandra Torre e, in questo libro, niente è scontato.
Moonshot è un romanzo che mescola in modo impeccabile romance e thriller, sensualità e tensione, presentandoci due personaggi splendidi, ben costruiti e che, nella loro evoluzione, sorprendono.
Chase e Ty si amano e sono una coppia che fa scintille, ma il loro percorso non è affatto lineare.
Il lettore viene trascinato dentro alla loro storia e conquistato dalla loro passione, dai loro contrasti, dalle scelte giuste e da quelle sbagliate, dal dolore, dai rimpianti, dalle vittorie e dalle sconfitte, dalla complicità. Viene posto davanti anche a comportamenti non del tutto condivisibili, ma, per questo, profondamente umani. Il tutto nell’ambiente sportivo del baseball, che è quasi protagonista anche lui, vivida presenza che regola le vite dei protagonisti e li unisce.
«Ty.» Fu solo una parola, ma quella brusca supplica disse tutto. Sollevai lo sguardo dalle sue labbra ai suoi occhi e vi lessi dentro il dolore, la mancanza, il desiderio.
Nel frattempo, però, l’autrice semina indizi su qualcosa di terribile che li circonda, e che forse li minaccia in modo diretto. E lo fa bene. Le due componenti si integrano in modo perfetto, in un crescendo che rende impossibile interrompere la lettura.
Se la prima parte del libro può risultare un po’ lenta, la seconda è travolgente. Alcuni espedienti sulla struttura dei capitoli (e in particolare il punto di vista di una serie di capitoli) contribuiscono ad aumentare la curiosità del lettore e lo tengono incollato alle pagine. E lo colgono di sorpresa.
Perché Alessandra Torre conduce chi legge dove vuole lei, lo inganna per lasciarlo, alla fine, a bocca aperta e con la sensazione di aver trovato un libro con qualcosa in più.


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