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In una notte della Parigi pre-rivoluzionaria, il duca di Avon s’imbatte casualmente in un ragazzino in fuga dalle botte del fratello. Leon, così si chiama il fuggitivo, ha capelli incredibilmente rossi e occhi violetti e questi tratti richiamano al duca quelli di uno dei suoi più vecchi nemici, il conte de Saint-Vire. È subito chiaro che la decisione del duca, non a caso soprannominato Satana, di “comprare” il ragazzo per farne il suo paggio non è frutto di tenera compassione. Ma gli sviluppi della storia non sono altrettanto chiari, e ben presto si resta affascinati dalla sottile intelligenza di Avon, dall’impetuosità e coraggio di Leon, dagli intrighi e misteri che a poco a poco vengono alla luce.
Fuori commercio da anni, La pedina scambiata è davvero un classico della classicissima Georgette Heyer.

– Un gentiluomo percorreva passo passo una stradina laterale di Parigi, di ritorno dalla casa di Madame de Verchoreux. Camminava in modo molto affettato per via degli alti tacchi rossi degli scarpini. Un tabarro color porpora, bordato di rosa, gettato sulle spalle, si apriva con elegante noncuranza rivelando una lunga casacca di raso scarlatto riccamente adorna di trine d’oro, un gilè di seta a fiori, impeccabili pantaloni al ginocchio e una profusione di gioielli sulla cravatta e sulla casacca…
… Camminare senza scorta sfoggiando gioielli a quell’ora tarda e in quella strada deserta era di una temerarietà folle, ma il gentiluomo pareva inconsapevole della propria avventatezza. Procedeva languidamente per la sua strada, senza guardarsi attorno, apparentemente incurante di un possibile pericolo.
E tuttavia, mentre percorreva la strada, giocherellando oziosamente con il bastone, una figura umana gli si scagliò contro, catapultata come una palla di cannone da un oscuro viale che si apriva sulla destra di quel superbo gentiluomo; si aggrappò all’elegante tabarro di lui, diede un grido di terrore e cercò di riprendere l’equilibrio. –
Ecco, nell’incipit c’è già il ritratto di un’epoca. Sono bastate poche righe e siamo dentro la storia fino al collo. Chi è l’elegantissimo, gelido gentiluomo? Chi è l’esserino che fugge?
La pedina scambiata, ovvero uno dei romanzi più apprezzati di Georgette Heyer, si apre con un incontro, o dovrei dire uno scontro, dei più fortuiti, e da qui si srotola uno dei racconti più avventurosi e stupefacenti della letteratura che è riduttivo etichettare come di genere. Il migliore?
Forse sì, se si tiene conto della maestria con cui la Heyer, nel 1923, ricama pazientemente personaggi, luoghi, azioni, in una rocambolica narrazione che lascia senza fiato.
Dai vicoli della Parigi pre-rivoluzionaria agli splendidi palazzi aristocratici, dalle sale da gioco alle maisons de plaisir, da Versailles a Londra e ritorno, un turbine di azione, misteri, rapimenti, fughe, ritrovamenti, balli e soirée leggendarie, il tutto descritto con vivida perfezione.
Come perfettamente descritti sono i personaggi, principali e secondari (e che secondari!), approfonditi e tridimensionali fin nelle più oscure pieghe dell’anima.
Che dire ancora… Leggere e, lo ammetto, rileggere questo romanzo non è mai sufficiente: ogni volta ci trovo dentro dettagli e sfumature che mi intrigano e mi affascinano. Lo avete letto? Se non lo avete ancora fatto, fatelo in fretta. E’ perfetto e non si dimentica. Un must-read obbligato, per chi ama le ambientazioni d’epoca e per chi apprezza la scrittura ironica e intelligente di un’autrice che nulla ha da invidiare ai grandi della letteratura.
Il romanzo ha un seguito: Il figlio del diavolo, un libro introvabile che io ho scovato in una vendita di libri usati anni or sono. Ma di questo vi dirò un’altra volta.

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