August Landry ha ventitré anni e ha trascorso gli ultimi cinque spostandosi da una città – e università – a un’altra. Cinica e disincantata, non si fida di nessuno e porta sempre con sé un coltellino svizzero perché, come le ha insegnato sua madre, “è meglio non farsi cogliere impreparate”. Quando decide di trasferirsi a New York, non
ha grandi aspettative. Dopotutto è cresciuta pensando che non ci sia alcuna “magia” nella vita, che le storie d’amore tanto celebrate nei film non esistano e, soprattutto, che possiamo contare solo su noi stessi perché, in fondo, siamo soli al mondo. Mai e poi mai potrebbe immaginare che proprio nei suoi eccentrici coinquilini troverà la famiglia che le è sempre mancata e un posto da poter finalmente chiamare casa. E, soprattutto, che i suoi viaggi quotidiani in metropolitana diventeranno qualcosa di eccitante. Chi poteva pensare, infatti, che nella sua vita sarebbe piombata lei, Jane, la ragazza con la giacca di pelle nera che August incontra ogni volta che prende la linea Q. Jane, la parte migliore della sua giornata. Sarebbe davvero tutto perfetto se non fosse che la ragazza sembra incapace di scendere, da quel vagone della metro. Ma August non è una che si arrende facilmente e farà di tutto, compreso ciò che del suo passato aveva cercato di lasciarsi alle spalle, pur di “salvarla”. E forse salvare anche se stessa imparando che, alla fine, vale la pena iniziare a credere in qualcosa. E negli altri.
«Allora, come mai New York?» August odia quella domanda. È troppo grande. Cosa ha portato una persona come August – una ragazza provinciale con una valanga di debiti studenteschi e le competenze sociali di un barattolo di Pringles – a trasferirsi a New York senza amici né un piano? La verità è che quando sei da sola da tutta una vita la possibilità di trasferirti in una città enorme in cui perderti, in cui la solitudine sembra quasi una scelta, è incredibilmente allettante.
È così, in pochissime righe, che Casey McQuiston ci presenta August, la protagonista. In poche frasi, precise come una freccia che centra il bersaglio, ci viene fornita un’immagine di August, della sua natura, del suo stato d’animo quando arriva a New York per iniziare l’ennesimo corso di studi. August è una persona sola, che vive nella convinzione di non valere e non meritare qualcuno che la ami.
Quando arriva nell’appartamento di Niko e Myla, viene catapultata in una realtà completamente nuova e soprattutto tra persone che non esitano un secondo ad accoglierla a braccia aperte e a considerarla parte della loro famiglia.
Ma non basta: poi arriva Jane.
Jane, la ragazza della metro, incontrata sulla linea che August prende ogni giorno per andare all’università.
Jane, che ascolta musica da un walkman, che sorride a tutti, che ha una parola gentile per chiunque, che sembra uscita da un altro tempo, incanta August. E August ogni giorno desidera rivederla, ogni giorno su quel treno le due ragazze si incontrano e, anche se per pochi minuti, Jane riempie la vita di August, invadendone i pensieri. Per la prima volta, August desidera qualcuno, desidera vederla, sfiorarla.
Jane ride, e la sua risata sta velocemente scalando la classifica dei suoni preferiti di August nell’universo intero. Ha intenzione di intrappolarla in una conchiglia come fosse una strega dell’oceano.
E mentre un caleidoscopio di personaggi coloratissimi travolgono August, facendola sentire parte di una comunità LGBTQ più che mai vivace e accogliente, e sciogliendone le timidezze, Jane rimane il centro del suo mondo, il suo mistero da svelare. Perché, ovviamente, c’è un mistero da svelare. Ma non lo si può fare senza conoscere più a fondo una persona, e ogni frammento, ogni indizio, alimenta sempre di più il sentimento che August prova per Jane, nonostante lei lo neghi, ritenendo impossibile essere ricambiata.
Ma, hai presente quella sensazione? Di quando ti svegli la mattina e hai qualcuno a cui pensare? Qualcuno in cui riporre le speranze? È bello. Anche quando va male, è bello lo stesso.
Il tutto ci viene raccontato con una poesia che non è mai sdolcinata, con colori, profumi e suoni, con le canzoni, con l’assaporare insieme un cibo, con i baci rubati in metropolitana – baci sempre diversi per conoscere aspetti diversi della persona amata – con una scrittura giovane, frizzante e ironica, e personaggi secondari vividi e travolgenti.
Unica pecca, tanti personaggi, tanti avvenimenti di contorno creano a volte scene non immediatamente chiare, rendendo un po’ difficile seguire il filo delle azioni o dei dialoghi.
Scorcio delizioso sulla diversità e sull’accettazione di se stessi e degli altri, “Ancora una fermata” è un libro che lascia una bella sensazione, che ha quel sapore di fiaba che fa sperare in un futuro migliore per ogni persona, indipendentemente da tutto, fuori dalle convenzioni. Un libro che trascina, tanto da non poter interrompere la lettura (devi sapere!!!), in un percorso in cui tutto è possibile, perché c’è un posto per chiunque, perché da qualche parte ognuno di noi ha una “famiglia” che lo aspetta.
Ancora una fermata è il secondo romanzo di Casey Mcquiston che leggo; il primo, Rosso Bianco e Sangue blu, lo avevo amato tantissimo, pertanto ero molto curiosa di vedere se potevo inserire questa autrice tra quelle da tenere d’occhio. Ebbene, arrivata a fine lettura vi dico che, sì, posso tranquillamente inserire Casey nel panorama delle autrici interessanti. Ma al momento, forse, a voi importa di più sapere cosa penso di questo libro, vero? E allora vi accontento subito.
August ha vissuto in una dozzina di posti diversi senza sapere mai come trasformare quello spazio in casa, come espandersi per riempirlo come hanno fatto Niko, Myla e perfino Wes, con i suoi disegni alle finestre. Non sa davvero come imparare, a questo punto. Ha vissuto ventitré anni di passaggio, saltando da un mattone all’altro senza sentire neanche una volta l’impulso di restare.
August arriva a New York, ufficialmente per studiare all’università locale, ufficiosamente alla ricerca di se stessa e di quel qualcosa che dia un senso alla sua vita. È una giovane donna piena di dubbi sul suo futuro e su di sé. L’unica cosa su cui non nutre nessun dubbio è l’amore: per lei non esiste, come non esiste la vera amicizia. Insomma August è una scettica, una della peggior specie. Il destino deciderà quindi di metterla alla prova, prima facendole incontrare i suoi nuovi coinquilini e poi Jane.
La sua ombra è passata su migliaia di strisce pedonali spaccate e sotto un milione di impalcature scricchiolanti. È stata qui, e qui, e qui. A volte New York si prende tanto da lei. Ma anche lei prende tanto da New York. Prende la sua aria afosa a manciate, e ci riempie le crepe del suo cuore. E adesso, sarà August a darle qualcosa. Saranno tutti loro, insieme.
Jane è tutto quello che August non è: spigliata, sicura di sé, orgogliosa della persona che è, ma, soprattutto, tanto bella quanto misteriosa. Jane nasconde un segreto, però, qualcosa di incredibile che potrebbe portarla a sparire letteralmente dalla vita di August. E così parte la caccia alla verità, alla soluzione di quel mistero che avvolge Jane, perché August non può proprio lasciare che quella ragazza così speciale se ne vada via, non può in alcun modo permettere che succeda perché… perché altrimenti il suo cuore si spezzerebbe definitivamente, perché per la prima volta è disposta a credere all’amore, quello con la A maiuscola.
E allora un vagone della metropolitana della linea Q diventerà per le due ragazze un vero e proprio mondo a parte, una sorta di stanza delle necessità (come quella di Harry Potter), un luogo dove potranno imparare a conoscersi e a conoscere se stesse, andando al di là di ciò che hanno sempre pensato di sapere sulle loro vite, giungendo persino a sondare quel lato che spesso rimane nascosto in ciascuno di noi e che a volte abbiamo paura di esplorare.
Vuole un posto a cui appartenere, cose che mantengono la forma del suo corpo anche quando non le sta toccando, un luogo, uno scopo e una felice quotidianità familiare. Vuole essere felice. Vuole stare bene. Vuole sentire tutto ciò senza aver paura che andrà tutto a rotoli. Vuole Jane. Ama Jane.
Ancora una fermata è una storia di crescita: August imparerà a fidarsi degli altri e di se stessa, apprenderà che quelli che considerava i suoi punti deboli (o addirittura dei difetti), sono in realtà delle peculiarità che la rendono la persona che è. Troverà nei suoi coinquilini e nei suoi nuovi amici la famiglia amorevole che le è sempre mancata e, finalmente, imparerà a lasciarsi amare e anche a fidarsi dei propri sentimenti. Troverà la sua strada, che ha avuto sotto gli occhi sin dall’inizio e che mai ha considerato percorribile. E troverà Jane. Jane che la completa e che riuscirà infine a fermarsi in un luogo, e in un cuore, senza che la paura la spinga a fuggire.
È una storia deliziosa quella narrata dalla McQuiston, che in un modo delicato affronta tutta una serie di tematiche importanti: la vitalità della comunità LGBTQ, il valore della famiglia e le conseguenze positive e negative che derivano dalla sua presenza o dalla sua assenza, la mancanza di fiducia in se stessi.
August rappresenta un po’ tutti gli esseri umani a cui nella vita capita di non avere fiducia in se stessi, che magari credono di non meritarsi la felicità e l’amore, che dubitano persino su quale possa essere il proprio posto nel mondo. August ci rappresenta soprattutto perché a ciascuno di noi, prima o poi, è accaduto di lottare per quello che ritenevamo importante.
Ho adorato anche tutti gli altri personaggi, ciascuno con la sua storia e le sue peculiarità; una sorta di grande famiglia allargata dove ognuno si prende cura dell’altro.
Mi piace molto la scrittura della McQuiston, anche se in alcuni punti ho trovato la narrazione un po’ confusa: nelle scene con più personaggi, per esempio, sono dovuta tornare indietro e rileggere con più attenzione per capire bene chi diceva cosa, mentre in altri punti ho trovato che l’autrice divagasse un po’ troppo. Un solo appunto: la copia blogger conteneva qualche imprecisione di forma a livello di editing che spero sia stata risolta per la pubblicazione finale. Resta comunque un titolo assolutamente consigliato.
Valutazioni per entrambe:
Editing a cura di:
















a me invece è piaciuto meno, il primo libro dell’autrice era piaciuto tantissimo
L’altro libro mi è piaciuto molto, questo un po’ meno ma l’ho comunque trovato carino.