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La mia lettera di dimissioni era pronta. Avevo finalmente deciso, dopo due anni infernali, di prendermi una rivincita sul mio capo, un individuo arrogante e insopportabile. Certo, anche sexy in modo ridicolo, ma non è questo il punto. Quello che non potevo aspettarmi è che avrei visto le dimissioni rifiutate per uno stupido cavillo legale del contratto, che mi obbligava a sopportare ancora le angherie dell’uomo più odioso sulla faccia della terra. E così adesso sono costretta a rimanere qui un altro po’, mentre rifletto piuttosto seriamente sull’eventualità di commettere un omicidio. Ci mancava solo una chiamata, nel bel mezzo della notte, a stravolgere nuovamente tutte le mie certezze…

Whitney G. è un’autrice che nonostante scriva storie al limite del paradosso sa come tenerti incollata alle
pagine. Il mio preferito rimane Turbulence, ma anche Two weeks notice (Titolo nostrano “Come innamorarsi del capo”) ha il suo perché.
Tara Lauren ha un disperato bisogno di lavorare e non le sembra possibile che in un momento assurdo, invece di venire arrestata o quanto meno cacciata, Preston Parker le offra un lavoro come assistente super pagata; ne ha bisogno, accetta e non ci pensa nemmeno un secondo!
Il problema è che lei odia il suo lavoro, anzi no, odia il suo capo: Preston Parker.
Parker è un capo arrogante, viziato, odioso. Vi ricordate di Miranda Priestly, la tirannica datrice di lavoro de “Il diavolo veste Prada”? Ecco, Parker è così, solo dotato di appendice maschile: richiede le cose più assurde a tutte le ore del giorno e della notte, subissando la sua segretaria personale di centinaia di mail giornaliere tanto che, la malcapitata, si ritrova a non avere più una vita privata e il suo ragazzo arriva addirittura a lasciarla.
Prende la sua decisione, quella che prenderebbe qualsiasi persona dotata di buonsenso: dà il preavviso di due settimane e si licenzia. Purtroppo nel suo contratto sono presenti delle clausole non visibili a occhio nudo che le rendono impossibile mettere in pratica quello che tanto aveva ponderato. A meno che non si finga morta, o uccida il suo capo, è bloccata.
Preston è un uomo all’apparenza spietato, ma sotto la sua armatura nasconde un cuore premuroso e gentile, certo non è facile vederlo, ma vi assicuro che c’è. Basti pensare che per due anni ha avuto occhi solo per lei e nonostante il preavviso di due settimane decide che non può perderla e farà tutto ciò che è in suo potere per averla alle sue dipendenze, nonostante Tara cerchi in tutti i modi di farsi licenziare.
Due personalità forti che ingaggiano una battaglia a chi sarà il vincitore usando tutti i mezzi a disposizione per far soccombere l’avversario. In questo clima battagliero, la ciliegina sulla torta è la forte tensione sessuale fra i due che aumenterà di intensità quasi fino alla metà del libro e, quando succede, OMG!
“A CHI DI COMPETENZA:
volevo ringraziarti per essere stato un capo di merda nei due anni passati. Apprezzo davvero tutto lo schifo che mi hai fatto passare, specialmente le telefonate notturne, le riunioni interminabili, i viaggi massacranti all’ultimo minuto e le scenate gratuite sui refusi nelle mie email (a proposito, non ti ho mai – mai – fatto pesare il fatto che usi continuamente anacoluti nelle tue frasi o separi soggetto e predicato con la virgola, ma questa è un’altra storia). Da questo momento smetto ufficialmente di essere al tuo detestabile servizio e scommetto che ti augurerai di trovare qualcuno che vale la METÀ di me come segretaria personale (sì, lo so, avrei dovuto usare il congiuntivo in quest’ultima frase. Fattene una ragione).
ADDIO.
Tara Lauren.”
Leggere questo libro è stato quasi come assistere a una partita di tennis, con la palla che passa da Tara a Preston e da Preston a Tara, senza che nessuno dei due riesca a concludere il servizio vincente. Una lettura divertente, sexy con qualche momento più serioso.
Preston riesce davvero a levare la pazienza anche a un santo, e Tara è cocciuta come solo una donna sa essere, è difficile schierarsi con l’uno o con l’altra perché sono davvero due personaggi fuori dagli schemi, e si giocano lo scettro della pazzia.
“A un certo punto mi resi conto che avevo appena firmato per lavorare con il più pomposo figlio di puttana di tutta New York, sigillando il mio destino insieme a un uomo che una volta aveva detto a un giornalista «Spero che lei scopi meglio di quanto intervisti. Altrimenti le consiglierei caldamente di dedicarsi alla prima attività, dato che per quanto riguarda la seconda è assolutamente senza speranza».”
L’ impronta pungente, ironica e sboccata dell’autrice c’è, ma stavolta manca qualcosa per avere una valutazione piena.
La storia è interessante e un colpo di scena riesce a smuovere il classico topic dell’amore tra ricco miliardario e sexy segretaria povera.
È stata senza dubbio una lettura leggera, che consiglio assolutamente per staccare la mente e ritrovarsi a sorridere senza ritegno.
Mi ha molto toccata invece la parte dei ringraziamenti e confessioni dell’autrice alla fine del libro, vi consiglio quindi, nel caso già non lo facciate, di leggerli assolutamente (ma scommetto che lo fate, suvvia chi è che non legge anche i ringraziamenti pensando a come ci si possa sentire a vedersi citate, o leggendo il proprio nome al poso del generico “lettori”, lo so che li leggete!).


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