Genere: romantic suspense
Editore: Autopubblicato
Presentazione in occasione del Salone del libro di Torino, maggio 2019

Cosa c’è di più fastidioso che sorprendere un ladro nella tua suite, nel cuore della notte, soprattutto quando la tua serata aveva preso una piega piuttosto “piacevole”?
È quello che accade a Conrad Hartwick, magnate dell’industria della carne e proprietario di un immenso ranch in Montana che, dopo aver tentato invano di bloccare l’intruso, chiama la polizia.
Ma quando sul posto arriva l’agente Rebecca Butler, Hart si rende conto che le sorprese per lui non sono affatto terminate: la donna che si trova davanti assomiglia più a una bomba sexy che a un agente di polizia, e il loro incontro è fin dai primi istanti letteralmente esplosivo.
Tra arroganti cowboy, nativi d’America e bellissimi Mustang, riuscirà Rebecca a resistere al fascino selvaggio di Hart oppure proverà a cercare dentro di sé chi è veramente, a comprenderlo e soprattutto ad accettarlo?
Perché questa è forse la sfida più difficile: accettarsi e capire che a volte, quello che si vuole davvero, è in realtà quello che si è sempre combattuto.

Lurido bastardo.
Giuro che se potessi lo ucciderei con le mie mani, ma per quanto mi sia dannatamente difficile devo mantenere il sangue freddo.
Ne va delle nostre vite.
Lascio che a guidarmi sia l’istinto e faccio l’unica cosa possibile al momento: afferro mia madre e mia sorella con forza e le porto dietro di me, facendo loro scudo col mio corpo.
Non appena le sento al sicuro dietro alle mie spalle inizio a respirare, ma il sollievo dura solo un istante, perché che io sia dannato: non riesco a distogliere lo sguardo da quella maledetta pistola.
Non da quella puntata su di noi, no.
Da quella puntata su di lei.
Reb.
So che è in gamba, so che probabilmente ha un piano in mente, ma il terrore che possa accaderle qualcosa mi gela il sangue nelle vene. E non mi sono mai sentito così in vita mia.
Mai.
La sua voce decisa cattura la mia attenzione, così guizzo con lo sguardo alla ricerca dei suoi occhi, freddi e calcolatori. Stento quasi a riconoscerli.
«Abbassa le armi» ordina. «È finita, ormai, e lo sai anche tu.»
«Non è finita per niente, non ho fatto tutto questo per rimanere con un pugno di mosche in mano, chiaro?» grida lui, l’espressione deformata dalla rabbia. «Non riuscirete ad averla vinta voi.»
«E cosa vuoi fare?» lo sfida Reb. «Ucciderci tutti? E poi? Dove andrai? Sai che ti prenderanno, stanno già venendo qui. Hanno scoperto tutto.»
«Non è vero, lurida puttana… non prendermi per il culo» le ringhia, il braccio teso e la mano che brandisce in maniera convulsa l’arma. «Le conosco bene le stronzette come te, ma i tuoi stupidi giochetti con me non attaccano.»
La guarda con ferocia, poi si volta verso di noi. Vuole controllarci.
Studio con attenzione la mano che stringe la pistola puntata su di me, notando con orrore che trema come quella davanti al viso di Reb. È ovvio che quell’idiota è sul punto di crollare, e so che lo sa anche lei, perché la scintilla nei suoi occhi mi conferma che sta meditando qualcosa.
Ma io non voglio che lei corra rischi.
Non so perché, ma ho un terribile presentimento.
«Reb, non farlo. Per favore» la supplico, mentre cerco il suo sguardo che, tuttavia, è impenetrabile.
«Zitto, tu!» grida lui, e si rivolge a me. È una furia. «Sei un gran coglione, lo sai? Non hai mai capito un cazzo e mai lo capirai! Meriti soltanto di morire, cazzo, e oggi succederà!»
Ed è subito dopo le sue assurde parole che accade ciò che temevo: l’impensabile.
Tutto in una frazione di secondo.
Reb fa un balzo in avanti, furente, ma lui se ne accorge e le sferra un colpo sul viso con il calcio della Glock. La vedo rovinare a terra, la canna della prima pistola a un soffio dalla fronte. L’altra, nella concitazione, è caduta sul pavimento.
Lei tenta di reagire, ma è inutile.
Lui è già con una mano sul suo collo, il peso del corpo che le grava addosso, e so che sta per spararle: me lo sento.
So che sta per succedere l’inevitabile.
La rabbia che ho tenuto a bada finora per il terrore di perderla mi esplode dentro in tutta la sua potenza. Così grido e, senza riflettere, scatto in avanti e tento di recuperare l’arma a terra.
«Hart, no!» urla Reb.
E sento lo sparo, che fende l’aria come una sentenza di morte.
… CONTINUA

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