
Il mio matrimonio sembrava perfetto visto dal di fuori. Le persone mi invidiavano. Loro volevano la mia vita, volevano essere me.
La Signora Alejandra Gambino. Moglie di Dino Gambino. Figlia di Eduardo Castillo. Rispettata. Amata. Regina di una famiglia mafiosa.
Loro non avevano idea degli orrori che mi aspettavano a porte chiuse. Loro non sapevano che mi trovavo nel punto più basso in cui una persona può trovarsi.
E poi è arrivato Julius Carter.
Freddo, bellissimo, Julius Carter dagli occhi blu.
Lui mi ha salvato. Io l’ho fregato.
Tutti mi davano la caccia. La mia vita era condannata.
Era solo questione di tempo. Ero una donna morta che camminava.
La domanda era: chi sarà il primo a trovarmi?

Ci sono libri che diventano parte di te, non sai bene il motivo per cui accade, ma succede. Hai letto centinaia di romanzi, novelle, storie di ogni dove e ogni quando, ma quel libro in particolare non ti abbandona mai, ti si tatua nell’anima e lì rimane, indelebile. Così è accaduto per me con Raw, che nella versione italiana è conosciuto come I suoi occhi su di me di Belle Aurora.
Detto ciò, quando è uscito il secondo romanzo, Dirty, ho temuto non fosse all’altezza del suo predecessore, e invece mi sono dovuta ricredere. Esattamente come il primo della serie, Dirty è altrettanto meraviglioso. Non solo per la trama, ma per la sua costruzione, per le frasi pronunciate dai protagonisti, così ricche di dolore e sofferenza, ma anche di speranza e rivincita. Quella raccontata qui dentro non è una semplice storia d’amore, ma è la storia di come l’amore possa salvare noi stessi.
È difficile per me scrivere questa recensione, in quanto la storia non solo affronta la relazione fra Alejandra e Julius, non solo affronta il Twitch post Lexi (ebbene sì, è tornato, la sua presenza non è un cameo, è proprio co-protagonista), ma ci offre anche una nuova visione circa la natura dell’amore fra i protagonisti del primo romanzo e persino dell’amicizia fra Julius e Twitch.
Quanta carne al fuoco ho messo!
Andiamo per gradi, altrimenti rischiamo di perderci.
In questo romanzo, Alejandra – Ana – è una giovane donna costretta a sposare un uomo, Dino, per volere delle loro rispettive famiglie. Dal di fuori sembra tutto perfetto: sono giovani, potenti, ricchi, ma nell’ambiente domestico, nel solo luogo in cui una donna può realmente sentirsi protetta, accade l’inimmaginabile. Alejandra perde tutti i diritti umani fondamentali, e quando una persona si spegne internamente può fare solo due cose: soccombere o combattere. Ana decide dunque di combattere e questa lotta la porterà sulla strada di Julius Carter: giudice, giuria e giustiziere dell’underground statunitense.
Il primo incontro tra i due è tutto sbagliato: lei inventa una bugia che metterà di nuovo in pericolo la sua vita, lui è irrimediabilmente attratto da lei, ma non può in alcun modo fraternizzare con il suo “lavoro”. È stato infatti chiamato dal padre di Ana per riportare la pace fra la famiglia di lei e quella del marito, ma la protagonista rappresenta per lui un ostacolo nel compimento del suo dovere.
E che ostacolo, direi! Un piccolo passerotto spaurito, la cui bocca è mentitrice, ma i cui occhi raccontano tutt’altro. Quando la verità di Ana verrà alla luce, conosceremo un Julius diverso, un Julius che rispetta una sola legge: “proteggi le persone che ami”. Capiremo il vero motivo per cui lui si erge a giudice e giuria, ma anche, e soprattutto, a giustiziere. È davvero impossibile non essere rapite da questo uomo che non dice: “Ti amo” alla sua donna, ma le dice “ti voglio al mio fianco, per sempre”. C’è una bella differenza. Julius è l’uomo dei fatti ed è questo ciò che conta, perché diciamocelo, delle parole ce ne facciamo ben poco! Veniamo così a conoscenza del suo passato, di ciò che ha fatto per sua sorella e sua nipote, e anche per quel ragazzo così arrogante, con nessuna voglia di vivere, che ha conosciuto in carcere e che si chiamava Twitch, e verso il quale sente di aver peccato. Julius, infatti, pensa che la morte di suo “fratello” sia colpa sua: non è riuscito a proteggerlo come avrebbe dovuto, non è riuscito a insegnargli che, quando entra in gioco la famiglia, l’uomo da invincibile diventa, inevitabilmente, fallibile.
Stop! Esattamente in questo punto ho capito una cosa: proprio come noi lettori, le scrittrici sono esseri umani. Quando leggiamo, un libro ci suscita determinate emozioni, ma queste dipendono da miliardi di fattori quotidiani, che spesso incidono sul nostro giudizio finale. La sensazione che ho avuto leggendo Dirty, è che la mano che l’ha scritto è sì uguale, ma in uno stato mentale completamente diverso rispetto a Raw. Deve essere accaduto qualcosa di molto bello nella vita dell’autrice, altrimenti questo cambiamento radicale di visione non ha spiegazioni. Se nel primo capitolo della serie il sentimento preponderante era la passione, la devianza, il caos, qui invece mi sono trovata completamente spiazzata. È un continuo parlare di famiglia, di protezione, di dedizione, di amore. Ma l’amore quello vero, che ti fa rinascere o ti distrugge, incatenandoti per sempre a una persona, nel bene e nel male.
La realtà dell’amore è essere terrorizzata di deludere il tuo compagno, ti daresti fuoco per tener calda la persona amata ed è credere di avere le capacità di impedire che gli accadano cose brutte. E nel momento in cui ti rendi conto che non puoi, la tua anima ti abbandona nel modo più doloroso possibile, ti si stacca pezzo per pezzo, e l’amore diventa un nemico eterno.
Sto facendo confusione? Non è colpa mia, è colpa della scrittrice! Eh già, perché i POV sono alternati: prima Julius, poi Alejandra, poi Twitch e poi quella gran… biiiip… di Ling (scegliete voi la parolaccia, tanto se le merita tutte). Ve la ricordate? Vi dico solo una cosa: se nel primo si tollerava a fatica, qui si può solo augurarle la morte peggiore che esista!
Comunque, tornando al libro, questa alternanza di punti di vista genera una frustrazione assurda! Nel momento in cui sei completamente immedesimata nella storia d’amore tra Ana e Julius, quando ti stai complimentando con lui per un suo gesto, o con lei per una sua frase che dimostra tutta la forza che una donna abusata tira fuori per chiamare la sua esistenza Vita, ecco che l’autrice ci infila Twitch e ci catapulta di forza nel suo viaggio di redenzione per tornare dalla sua Lexi.
“Fanculo, svuoterei tutto il fottutissimo mare se significasse tornare a casa.”
Ma, “wtf”, Aurora! Non si fa così! Leggere questo libro è un calvario!
In ogni caso, avete notato com’è cambiato Twitch? Sta lottando con tutte le sue forze per tornare da sua moglie e da suo figlio, dalla sua famiglia. Ci siamo tutti chiesti il motivo per cui Twitch fosse così legato a Lexi: in Raw sembrava solo un capriccio dettato dal desiderio, ma qui, in Dirty, si scopre un lato di lui che nessuno, io stessa che lo amo alla follia, avrebbe mai potuto immaginare.
È giusto però finire questa recensione parlando di loro, di Alejandra Castillo e Julius Carter, del loro amore, così totalizzante, così coinvolgente, che è davvero tangibile: lo senti, lo accarezzi e non puoi fare altro che prendertene cura, proprio come Julius fa con il suo “Little Sparrow”, il suo passerotto.
Alto, forte Julius. Julius dalla bellissima pelle caffelatte, con i suoi freddi occhi azzurri ma allo stesso tempo caldi, mi afferra nella sua morsa in completo silenzio, mi culla gentilmente, mi conforta, dandomi con un semplice gesto più di quello che qualsiasi persona mi abbia mai offerto prima.
Concludo facendo un appello: case editrici, vi scongiuro, non lasciate questo romanzo abbandonato a se stesso! Traducetelo, perché di romanzi così se ne vedono, forse, una decina l’anno.
Cliccando QUI potete leggere un breve estratto tradotto da Raw: rebirth, il terzo e ultimo libro della serie.



Recensione a cura di:

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