Mikael Damyanov è una finzione, l’esatto opposto dell’uomo freddo e razionale che simula di essere. Mikael Damyanov è il peggior nemico di se stesso, una vera e propria calamità naturale. Con le sue scelte impulsive e il comportamento imprevedibile, è riuscito a spazzare via tutto: la sua eredità, il suo cognome, la sua stessa vita.
L’erede legittimo della famiglia Damyanov, mai all’altezza per suo padre, ha distrutto la sua intera famiglia.
E adesso sembra scomparso nel nulla.
Cresciuto nell’incomprensione e nella solitudine, si è perso sin da subito, convinto che le brutte persone come lui meritino di essere inghiottite dall’oscurità.
Eppure, c’è qualcuno che ha sempre creduto in lui.
Non mi interessa sapere come ti chiamavi.
Sei nata oggi, moscerino.
Spetta a me darti un nome.
Lei che, cresciuta in una scatola, si è ritrovata di colpo avvinghiata alle tenebre. Lei che, nonostante tutto, ha la mente libera, spicca il volo, assapora le nuvole e abbraccia il sole. Lei che, salvata da un angelo dannato dagli occhi verdi, diviene argilla tra le sue mani e legge cura nelle efferatezze.
I suoi occhi verdi, bellissimi. È un verde che non esiste. È terra, aria, fuoco e acqua e non lo è affatto.
È luce e oscurità.
È vita.
È morte.
Lei che alla fine verrà travolta.
Lei che non c’è più.
Perché Mikael Damyanov distrugge tutto ciò che tocca.
Nota autore: Il romanzo contiene scene di prevaricazione, abusi e umiliazioni. Non è adatto a persone sensibili agli argomenti trattati.
Le cicatrici dei Damyanov è un dark romance, spin-off di Le ombre del Cigno, ma può essere letto come autoconclusivo.

Inizio col dire che questo è il primo libro di Mary Lin che leggo e adesso, be’, adesso devo colmare il vuoto.
Le cicatrici dei Damyanov è un dark assolutamente fantastico, ha tutte le carte in regola per piacere alle amanti del genere: personaggi davvero disturbati, avvolti in un’oscurità che pare invincibile, un tenue spiraglio d luce che evita che il baratro in cui i protagonisti cadono si chiuda su loro definitivamente.
Lui, Mikael Damyanov, è odioso. Arrogante, egoista, sadico, amorale, freddo come il ghiaccio è una macchina allevata per succedere al padre, un padre che lo disprezza e non gli risparmia umiliazioni e punizioni violente, da un lato convinto che lo fortifichino dall’altro fatte per umiliare quello che per lui non è il figlio voluto ma quasi un intruso. Sulla madre sorvolo è meglio.
Disfunzionale? Ovvio, quindi cosa ci si può aspettare da un ragazzo e poi un uomo vissuto così?
Apparentemente nulla ma eccolo il raggio di luce, Lei.
Lei che è vissuta in una scatola, lei che si trova scaraventata in un mondo violento senza le armi per sopravvivere, lei che vive in lui e per lui, lei che trova il suo posto dentro il verde di quegli occhi, lei che si sottomette solo con lui e per lui, perché insieme sono uno. Certo non potete aspettarvi rose e fiori ma violenza e sottomissione sì, eppure anche questo è amore, amore vero e ce lo dimostreranno… eccome ce lo dimostreranno!
I colpi di scena si susseguono, il destino che li ha uniti li divide e odio e rancore, violenza e sangue grondano dalle pagine.
La lettura di questo libro è un continuo susseguirsi di emozioni a volte contrastanti ma sicuramente potenti e arrivare alla fine è d’obbligo.
Sappiate che arrivate alla conclusione del giro sulle montagne russe del cuore scendere è difficile, difficilissimo; arrivati alla parola fine un pezzetto di noi rimane lì.
Lo consiglio? Certo.
È facile da leggere? No, ma ne vale assolutamente la pena.



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