La relazione tra Persefone e Ade è venuta allo scoperto, e la tempesta mediatica che ne è conseguita sconvolge la vita della ragazza e minaccia di smascherare il suo ruolo di dea della primavera.
Ade, il dio dei morti, si porta addosso il peso del suo passato infernale. Un passato che tutti vogliono
riportare alla luce in modo da allontanare Persefone da lui.
Le cose non fanno altro che peggiorare quando un’orribile tragedia spezza il cuore di Persefone, e Ade si rifiuta di aiutarla. Disperata, la ragazza prende in mano la situazione, stringendo accordi che avranno gravi conseguenze.
Afflitta dalla sua perdita e dall’aver scoperto un lato di Ade che non aveva mai visto, Persefone non potrà fare a meno di porsi una domanda a cui ha paura di rispondere.
È davvero disposta a diventare la regina dell’Oltretomba?

Secondo volume della serie dedicata al POV di Persefone, A tuch of ruin riprende la storia dal ricongiungimento tra i due dei.
Innamoratissimi si troveranno a dover affrontare difficoltà impreviste e una tragedia rischierà di porre fine alla loro storia.
In questo volume devo dire di aver avuto dei veri scatti di ira verso Persefone, si dimostra immatura, egoista e priva di fiducia nei confronti di Ade. Basta una parola sussurrata per crearle dei dubbi che la sua mente alimenta tanto da farli diventare degli incubi.
Ade al contrario si piega alle intemperanze della sua regina cercando di trasmettere sicurezza e fiducia, totalmente preso dal sentimento che ormai ha messo solide radici.
Insomma questa volta sono team Ade.
La giovane dea si troverà a affrontare la vita vera, una notorietà non voluta, un lavoro in cui le vengono fatte pressioni indesiderate, amiche che si ritrovano in difficoltà.
Ecco tutto tende a precipitare quando Sibilla viene allontanata da Apollo perché non vuole cedere alle sua avance.
Persefone la prende male, quasi più di Sibilla stessa, tanto da volere punire il dio. Da li la sua totale inesperienza nelle regole divine, la sua fame di vendetta che la acceca e la fa assomigliare alla madre, la porta a commettere un errore dopo l’altro, ad allontanarsi da Ade – che cerca di porre rimedio a tutto – a non parlare più con lui.
Infine il colpo finale. Non vi dico cosa ma sappiate che la pezza che Persefone vuole mettere provocherà uno strappo ancora più grande.
Tutto sembra irrimediabilmente compromesso ma il peggio sta per arrivare…
Come ho detto prima Persefone questa volta si comporta come una vera bambina, si fa soffocare dalle paure e dalle emozioni, quasi priva di controllo tanto che la sua magia ne risente, esplodendo in tutto il suo potere distruttivo; ma più di tutto Persefone si chiude in se stessa, non comunica più con Ade che, convinto di proteggerla dal suo passato ricco di oscurità, si concentra sui problemi presenti.
Persefone si dimostra testarda e arrogante, in alcuni momenti, fin ad arrivare a scontrarsi con le regole degli dei, i loro accordi, i loro sotterfugi.
Ade al contrario pecca di iper protezione. Innamoratissimo della dea è fin troppo accondiscendente e invece di prevenire il disastro ne viene travolto anche lui.
Ade è molto cambiato, l’oscurità non lo abbandona ma Persefone per lui è la vita, la luce e la sua presenza lo apre al mondo. Scopriamo dei lati di lui inimmaginabili: il dio dei morti è compassionevole, ama la vita e gli uomini, non solo le sua anime.
E Persefone, accecata dal proprio dolore, non lo capisce, non lo ricorda.
Ma l’amore di Ade è più forte di tutto anche dell’odio di una madre. Demetra non si arrende ricordiamocelo…
L’ho letto tutto d’un fiato amando Ade ancora di più e sono pronta per quella guerra che è all’orizzonte.
Una menzione per le altre divinità presenti: Ermes è sempre adorabile, Apollo beh, ha anche lui un cuore e Afrodite è ancora un mistero.
Alla prossima!


Recensione a cura di:

ORDINE DI LETTURA
– A touch of darkness, qui la recensione
– A game of fate, qui la recensione
– A touch of ruin









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