Un tempo era il cattivo ragazzo del mondo letterario, adesso l’unica droga del professor Sebastian Swift
sono le poesie di Browning, Frost e Cummings.
Quando uno studente che ha aiutato a nascondersi viene sospettato di omicidio, Swift corre a cercarlo per convincerlo a consegnarsi prima che Max – suo amante e capo della polizia – capisca che è implicato.
Max ama le menzogne ancora meno dei sonetti. Eppure l’istinto – e il cuore – gli dicono che il suo uomo è stato incastrato, e un pericoloso nemico potrebbe non fermarsi finché Swift non diventerà il capo… di una società dei poeti estinti tutta sua.

Questo è il primo libro che leggo di questa autrice, la conoscevo già di nome ma non avevo ancora avuto occasione di leggere nulla di suo. Quando ho letto la trama, molto intrigante, di questa storia ho subito pensato che fosse l’occasione giusta per porre rimedio alla mia mancanza. Devo decisamente ammettere che questo libro mi è piaciuto molto, esattamente come mi piace lo stile della Lanyon e il suo modo delicato di trattare certi argomenti.
Ma partiamo dall’inizio.
Questo è un romanzo che a parer mio rientra nel genere rosa crime, dove la parte mistery è molto ben costruita.
Swift era un tipo che di solito si affidava all’istinto. Alle sue intuizioni sulle persone. Un metodo efficace per insegnare, ma difficilmente utile nella risoluzione dei crimini. O almeno non aveva mai sentito Max parlare di intuito. Parlava di intuizioni, di tanto in tanto, ma probabilmente le considerava cosa diversa dall’intuito.
Swift è un gran bel personaggio: con un passato di abuso di sostanze stupefacenti, figlio d’arte di due illustri letterati, è a sua volta un poeta molto conosciuto, ma dopo l’overdose che avrebbe potuto ucciderlo ha faticosamente preso in mano la sua vita e l’ha ricostruita mattone dopo mattone. Abbandonato il mondo letterario, per lui fonte di troppi ricordi tristi e di stress, e tagliato i ponti con il passato (famiglia compresa) ha deciso di fare il professore in un college. E proprio un suo studente, sospettato di omicidio, mina il suo equilibrio. Cercando generosamente di aiutarlo rischia di perdere tutto, vita compresa. Fortuna che al suo fianco ha un uomo come Max, capo della polizia e uomo tutto d’un pezzo, ma soprattutto dotato di una grande fiducia in Swift. Fiducia che lo porta a dubitare di tutti gli indizi e situazioni che incastrerebbero l’uomo che ama.
Swift lo guardò in viso: quella bellezza ruvida che gli faceva sempre perdere un battito, la forza mescolata a umorismo e gentilezza. Buffo come solo di recente fosse arrivato a riconoscere quella gentilezza, e a fidarsene. Allungò un dito e tracciò il sopracciglio con la cicatrice, come Max aveva fatto con il suo.
Quanto succede porta i due protagonisti, Swift e Max, a interrogare se stessi e a valutare i sentimenti che nutrono realmente l’uno per l’altro. Entrambi erano convinti che la loro storia fosse quasi giunta al capolinea, ma in realtà avevano troppa paura per approfondire i loro sentimenti, per indagare su quale fosse la reale portata del loro amore.
Una storia che parla di fiducia, fiducia in se stessi e fiducia nel proprio partner.
Swift apparentemente ha superato il passato, ma in realtà si fa ancora condizionare da esso, non si fida di se stesso, ha paura di se stesso, teme di non essere sufficientemente forte per andare avanti e dopo essere caduto così in basso ritiene di non meritarsi nulla, di sicuro non l’amore di un uomo come Max.
L’indagine non servirà solo a svelare il vero colpevole, ma sarà anche l’occasione per Swift di indagare su se stesso e sul passato, di prendere in mano la propria vita e dirigerla dove vuole senza lasciarsi trascinare dalla corrente.
Sei arrivato sulle rive del fiume Yanayacu per unirti a una spedizione medica nella giungla amazzonica, ma il campo base è completamente deserto. I tuoi colleghi sono stati attirati nella giungla ombrosa dall’inquietante suono di un flauto misterioso. Adesso sei solo con degli strani geroglifici Inca tracciati nella sabbia a darti indicazioni. Se scegli di dedicare il tuo tempo a tradurre il messaggio nella sabbia, gira a pagina 36. Se scegli di seguire l’inquietante musica del flauto, vai a pagina 97.
Ho adorato gli incipit di ogni capitolo: l’autrice utilizza dei pezzi presi da libri interattivi di avventure per ragazzi, libri che i protagonisti leggevano quando erano giovani. Per chi non li conosce, sono dei libri dove a ogni quesito si hanno due opzioni di risposta e, in base alla risposta, si va a una determinata pagina: io li adoravo da ragazzina. L’autrice deve aver svolto un gran lavoro di ricerca per trovare i libri giusti, da cui trarre la frase giusta da inserire in ogni capitolo per farla incastrare in modo così perfetto con le riflessioni del protagonista. Ho apprezzato moltissimo questa sua idea, come ho apprezzato molto il suo stile capace di adattarsi alla situazione che narrava e al protagonista che parlava, leggero e accattivante o più evocativo e riflessivo.
Come detto all’inizio, la parte mistery è stata molto ben gestita, la Lanyon è molto brava a confondere le acque anche se arrivata a una certa scena ho puntato il “mio colpevole” e non ho più cambiato idea.
L’unica cosa che non mi ha soddisfatta pienamente è il finale: il colpevole è stato catturato e tutto è finito bene, ma per quanto riguarda Swift mi è sembrato come se fosse rimasto qualcosa in sospeso; spero davvero che ci sia un seguito, un altro libro con questi due protagonisti, perché davvero vorrei ancora leggere di loro. Vorrei vedere come Swift ha ripreso in mano la sua vita, se ha deciso di tornare a scrivere poesie e di riallacciare i rapporti con la famiglia.


Recensione a cura di:

Editing:

Qui Josh Lanyon su Feel.









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