A Mnar un giovane imperatore sta crescendo,
alla Rocca una principessa si destreggia tra umani e bestie,
ma è a sudovest che si cela un segreto che potrebbe minare l’intero Impero.
Ancora una volta la Schiera dovrà rimettersi in marcia.
L’ATTESO SECONDO VOLUME DELLA SAGA DEI QUADRANTI
Per sette volte, dopo il giorno della Caduta, la ruota delle stagioni ha girato nell’impero di Mnar, e da allora molte cose sono cambiate.
Nella torre della Superba l’Amato dai Protettori sta crescendo, all’ombra di un nuovo Arbitro che governa in sua vece, ma persegue soprattutto la propria ambizione.
Nel Quadrante nordest una principessa infelice tiene la Rocca insieme ai suoi mariti e si destreggia tra umani e bestie, mentre gli altri superstiti dei Daven-Furus attendono al di là del mare, pronti ad accorrere se e quando l’Imperatore deciderà di cercare la propria vendetta.
Ma è dal Quadrante sudovest che arriva la vera minaccia, da un mondo di disperazione, dove la conoscenza è stata a lungo sottratta e custodita da un Ordine di monaci obbedienti e dai principi di Brinnigor, per celare un segreto che potrebbe minare l’intero impero.
E mentre Shobi-ti-Agrat è per tutti l’Abominio che deve essere fermato, la Schiera dovrà rimettersi in marcia e sollevare di nuovo gli scudi uncinati perché sono molti i beni preziosi da salvare.
L’ingiustizia era una luna azzurra – la quarta – che ululava nel primo tramonto, tentando di sorpassare le tre sorelle più veloci e luminose. L’ingiustizia era una lacrima perduta che galleggiava, alla deriva e senza porto, nemica per tutti gli astri che si trovassero alla sua portata.
Dopo averci fatto mettere in dubbio tante certezze nel libro precedente, facendoci conoscere e apprezzare i ti-jak (che forse non sono esattamente i mostri che ci immaginavamo), in questo secondo volume conosciamo o riscopriamo altri pezzi della scacchiera che è l’Impero di Mnar.
Conosciamo quindi meglio il giovane imperatore Kadra Secondo, giovane viziato e imprevedibile, e il suo Arbitro Lanvus ben più consapevole della situazione in cui si trovano, ma ovviamente non privo di suoi scopi personali; conosciamo Clarsa, una giovane applicante del monastero di Coccasana, il cui ruolo è tutto da svelare; conosciamo i principi di Brinnigor e rivediamo Sarissa, la sposa della schiera, Shobi (Rufus), il figlio della Stella, e i ti-jak già conosciuti nel primo romanzo.
Sempre più evidente in questo mondo cupo è che l’umanità non brilla per onore e onestà. Se i ti-jak per certi aspetti sono inumani, per altri rappresentano una forza coesa e rispettosa che gli umani non sembrano concepire più…
Non esistono eroi senza macchia nella Saga dei Quadranti: all’interno delle varie fazioni dell’Impero, a partire dalla torre dello stesso giovane Imperatore, serpeggia un’oscurità espressa con il fanatismo, con l’avidità, con l’arroganza o anche solo con la semplice crudeltà ed è impossibile distinguere nettamente buoni e cattivi.
Pur con i loro lati bestiali, i ti-jak sembrano quasi l’unico spiraglio di luce con il loro onore e la loro disciplina.
Gli venne da piangere, ma non pianse. Se fosse stato soltanto un cucciolo umano lo avrebbe fatto, forse, ma fece ricorso all’altra sua razza, alla parte che non conosceva emozioni come la debolezza e la paura, e che non lasciava trasparire niente di ciò che pensava al di là delle squame o della pelle.
Come spesso succede con i secondi volumi delle serie, questo romanzo risulta di collegamento: mette in campo le pedine per una partita che è tutt’altro che definita e, mentre Il principe degli sciacalli aveva una parvenza di conclusione, La traditrice del silenzio molto meno, e ci prepara a quello che succederà nel prossimo libro.
Questo non vuol dire che nel romanzo non succeda nulla, anzi, questa saga, pur essendo caratterizzata da misteri e intrigo, non è priva di emozioni, spesso cupe, azione, sangue e assedi. Non è priva di momenti riflessivi che ampliano la nostra conoscenza dei personaggi rendendoli vivi, e dando alla narrazione una completezza che non è sempre facile da trovare, specialmente in una storia con tanti spunti originali. Spunti che sono miscelati con cura in modo da non rendere troppo ostica la lettura, lasciando al lettore qualche appiglio familiare, che però non risulta mai un cliché abusato. I personaggi vivono le loro emozioni e le loro disillusioni davanti una realtà che si rivela ben diversa da quello che avevano sempre creduto; ogni certezza viene messa in discussione e questo lascia il lettore con la curiosità di capire come proseguiranno le vicende, pagina dopo pagina e libro dopo libro.
Di nuovo la sua voce si fece ripetizione di parole pronunciate da altri, parole che in precedenza l’avevano riempita di aspettativa, e che adesso − a sentirle ripetere nella penombra squallida di una segreta e non negli spazi luminosi dell’abbazia − sapevano di fango secco e paglia, inutili da masticare.
Lo stile è ricco come si addice a un fantasy classico, ma non inutilmente pomposo, e conduce il lettore dentro un mondo sfaccettato e studiato con grande cura che mai ti dà l’impressione di già visto, in cui ogni personaggio si muove in un ambiente ben disegnato, con le sue abitudini, i suoi modi anche di parlare, oltre che di pensare, in un libro in cui le voci sono diverse e riconoscibili.
Aspetto con grande curiosità il terzo volume…
Recensione a cura di:
Editing a cura di:








Io voglio subito il prossimo libro!
concordo i secondi libri sono da collegamento ma devo dire che la traditrice mi è piaicuta più degli sciacalli. adesso bisogna aspettare il seguito!
bello bello bello