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Nasconderti tra la folla non può impedirti di scoprire chi sei.
Carminia non riesce a guardare nessuno negli occhi. Vorrebbe che non le rivolgessero mai la parola, nemmeno per augurarle buongiorno. Il minimo ritardo la infastidisce, un quadro storto la infastidisce. Ha un menu fisso per ciascun giorno della settimana, un ordine preciso per vestirsi ogni mattina, un modo corretto con cui la carta igienica deve scorrere sul portarotolo, e diciotto copie del suo libro preferito in soggiorno, su uno scaffale. Rifugge qualsiasi rumore o semplice contatto umano. La verità è che le persone sono d’intralcio alla sua esistenza. Carminia ha la trasparenza del camaleonte, la stessa capacità di adattarsi alle situazioni in cui si trova e, in quelle, sparire. Eppure soffre per tutto ciò che non le riesce, la disturba, non le viene naturale: ha la sindrome di Asperger, ma ancora non lo sa. È solo quando finalmente le viene diagnosticata, e la madre sembra riemergere da un’infanzia ormai lontanissima, che il suo mondo di ordine e routine comincia a vacillare. Insieme a Rebecca, una bambina impertinente e linguacciuta, Carminia si troverà allora a dover fare i conti con se stessa, con il suo modo di abitare il mondo e con ciò che significa, alla fin fine, normalità.

Chi ha amato il romanzo “Eleanor Oliphant sta benissimo” non dovrebbe perdere “La trasparenza del camaleonte”, romanzo d’esordio di Anita Pulvirenti.
Carminia, come Eleanor, è una protagonista “non conforme” e, per questo, indimenticabile.
Bella donna, impiegata, ha una routine che deve mantenere per non perdere il controllo; appare rigida, scontrosa, sulle sue. Gli altri non la capiscono, la etichettano e il suo essere “fuori norma” viene a stento tollerato; e bastano piccoli screzi sul lavoro o la richiesta del capo a una maggiore socialità tra colleghi per gettare Carminia nello sconforto più nero.
Ma una bimba e un ragazzo, che sembrano accorgersi di lei dietro alla maschera camaleontica con cui si nasconde per cercare di sopravvivere al mondo, potrebbero portarla a ridefinire la sua vita, imbrigliata da varie diagnosi paventate dai molti terapisti incontrati.
Ma se Carminia non fosse schizofrenica, bipolare, borderline, né depressa?
Se non fosse malata, ma solo diversa?
“La trasparenza del camaleonte” è un bel romanzo capace di smontare stereotipi interpretando la diversità dai canoni normotipici con la leggerezza di una favola urbana, un po’ pop un po’ oscura, uno stile moderno e un narrato senza sbavature.

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