Primo romanzo di una nuova trilogia fantastico-storica, dove vi ritroverete immersi in un mondo fatto di avventura e intrighi, di passione e sensualità.
Triskell Edizioni (6 dicembre 2019), acquistabile qui.
Vi ricordiamo che potete preordinare il cartaceo – che uscirà in contemporanea all’ebook – nella vostra libreria di fiducia e nei maggiori store online, e in anteprima al BUK di Modena a fine mese, al nostro tavolo. Inoltre l’ebook è in promozione fino a fine dicembre.

Briden Lanser vive già da sette anni alla Torre dei Sapienti. Il Cammino che ha intrapreso lo soddisfa e lì, nel bel mezzo delle montagne, ha tutto ciò di cui ha bisogno: amici, affetti, lavoro. Il passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle torna prepotentemente a reclamarlo quando i suoi genitori lo costringono a tornare a Roccabruna. Lo attende un incarico diplomatico di estrema delicatezza: Re Uther, sovrano di Daederian, ha ripudiato la sorella di Briden, Miriana, e ha cacciato Blane, il suo gemello, afflitto ora da un male tanto oscuro quanto privo di soluzioni.
Nella corte splendida e corrotta di Llyle, Briden scoprirà che il Cammino che la sorte gli ha destinato nasconde più insidie del previsto, e che portarlo a termine e diventare un Sapiente significa abbracciare quelle pulsioni che ha a lungo soffocato, rischiando di smarrire prima di tutto se stesso.
Ma mentre lui si dibatte tra i suoi desideri e le sue paure, nubi di tempesta si affacciano sull’orizzonte di Daederian.
Non solo Briden il Sapiente, ma anche Uther e Maddox il Bastardo, uniti da sempre da un legame apparentemente indissolubile, dovranno presto fare i conti con un nemico ben più grande e terribile delle loro passioni.

Lo aveva sentito, prima di vederlo, la sua voce possente che lo chiamava, più forte del rumore degli zoccoli dei cavalli al galoppo, del vento che gli ruggiva nelle orecchie. Un suono nuovo, alieno, diverso da qualsiasi altro avesse mai udito, da quello dei fiumi e dei torrenti impetuosi della sua terra, diverso da quello sublime e spaventoso delle cascate che precipitavano dalle rocce in un volo di centinaia di metri, perdendosi in crepacci senza fondo.
Quel canto di onde lo aveva attirato, passo dopo passo, oltre le dune di sabbia coperte di arbusti verde-argento, tra le rocce ammantate di licheni simili a fiori di pietra, mentre il vento gli sferzava il volto, catturandogli i capelli in folli mulinelli, minacciando di strappare le sue vesti.
E infine eccolo, oltre l’ultima duna, che aveva scalato scivolando a ogni passo, tentando invano di trovare appigli nella sabbia sottile, nella quale i piedi sprofondavano: il mare.
Non era d’argento, non era di porpora o oro. Era blu come i fiordalisi, e ogni onda era incoronata di spuma bianca, che esplodeva ricadendo in stille splendenti sulla rena bagnata, e ritirandosi lasciava una filigrana impalpabile che subito svaniva. Era più vasto di qualunque abisso, lo sguardo non riusciva ad abbracciarne la totalità. Solo il cielo, che lo sovrastava col suo azzurro più pallido e immoto, sembrava poterne contenere l’immensità.








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