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La peggiore paura degli abitanti di Pianto si è concretizzata: nella minacciosa fortezza di mesarzio i figli degli dèi sono ancora vivi. Sarai è diventata un fantasma, mentre il Sognatore ha appena scoperto di essere lui stesso un dio dalla pelle blu, l’unico capace di fronteggiare l’oscura Minya, animata dall’implacabile desiderio di vendetta nei confronti degli umani che massacrarono la sua gente. Lazlo si troverà di fronte alla più impensabile delle scelte: salvare la donna che ama oppure tutti gli altri. Ma inquietanti misteri dimenticati chiedono di essere risolti: da dove sono arrivati, veramente, i Mesarthim, e cosa ne è stato di tutti i bambini nati nella fortezza durante il dominio di Skathis? Quando i portali dimenticati si apriranno di nuovo, mondi lontani diventeranno pericolosamente vicini e un inatteso, potente nemico arriverà deciso a spazzare via le fragili speranze di tutti, dèi e umani. Sarai, la Musa degli Incubi, conoscitrice di ogni genere di paura fin da quando aveva sei anni, sarà costretta ad affrontare orrori che neanche immaginava e ad andare oltre i suoi stessi limiti: l’esperienza le ha insegnato che l’odio e il terrore sono sentimenti facili da provocare. Ma come si fa a rovesciare l’odio, a disinnescare la vendetta? È possibile salvare i mostri, piuttosto che annientarli? In questo atteso seguito del bestseller Il Sognatore va in scena lo scontro tra distruzione e salvezza: La Musa degli Incubi conclude in modo epico l’acclamata dilogia di Laini Taylor.

Siamo nuovamente a bordo del serafino, la aeronave di mesarzio che per secoli ha troneggiato sopra la città di Pianto nascondendo al suo popolo i raggi del sole, e allo stesso tempo proteggendo i suoi occupanti, i figli degli dei scampati al massacro. Ritroviamo Ruby, Feral, Sparrow, Sarai, Lazlo e la piccola Minya, esattamente dove li avevamo lasciati, sgomenti intorno al corpo senza vita di Sarai, ormai nient’altro che un involucro vuoto. La sua essenza invece era ancora lì, tenuta per un filo sottile da Minya. Aveva l’aspetto di una bambina ma non lo era affatto, per anni aveva “preso all’amo” le anime dei defunti di Pianto nascondendoli nel cuore della fortezza e creando il suo esercito personale, e ora a Sarai sarebbe toccata la stessa sorte? Ridotta ad un burattino incapace di provare piacere ed emozioni e priva di libero arbitrio? Molto peggio, diventerà merce di scambio, l’ostaggio di un ricatto.
“È questo l’accordo che proponi? Noi ti aiutiamo a uccidere e tu ci lasci liberi di baciarci?”.
“Oh, no”, rispose Minya. “Questa è soltanto una mia gentilezza. Non c’è alcun accordo, sciocca. Non sono stata abbastanza chiara, in proposito?”.
Ma certo che lo era stata. ‘Fai tutto quello che dico io, oppure lascerò andare la sua anima’. Non era un accordo, ma una minaccia.
Lasciatemelo dire, povera Minya. Certo, non sarà una simpaticona ma ha rischiato tutto per salvare quanti più bambini potesse, si è presa cura di loro, li ha visti crescere non solo fisicamente ma anche emotivamente con tutte le voglie e curiosità che possono avere degli adolescenti, mentre lei rimaneva intrappolata nel corpo di una bambina, una come fa a non inacidirsi?
Tuttavia scoprirà presto che c’è qualcuno peggio di lei.
Tanto tempo prima, Nova era stato la metà di un nome. Koraenova era musicale, completo. Nova, da solo, era un fragile frammento scheggiato. Ogni volta che lo udiva, si spezzava a metà, come se fosse la prima.
Nelle primissime pagine incontriamo due nuovi personaggi, Kora e Nova. Due sorelle che non hanno che un desiderio, sfuggire dalla loro miserabile vita per diventare Mesarthim, servitori dalla pelle blu, maghi-soldato dell’impero. La loro presenza e le loro vicissitudini, non solo porteranno una forte scossa alla storia, ma ci faranno fare anche un passo indietro per capire come tutto è iniziato. Com’è iniziata la tirannia degli dei.
Quando ho cominciato a leggere questo secondo volume ero un po’ dubbiosa, non riuscivo a capire come in poco più di 500 pagine potessero trovare risposta tutte le mie domande. Com’era arrivato Lazlo in quel monastero? Da dove erano arrivati Skathis, Isagol e gli altri Mesarthim? Quale sorte era toccata agli altri bimbi che avevano abitato la nursery della fortezza? A cosa serve la sfera di mesarzio che galleggia nel cuore della fortezza?
Laini Taylor ha fatto un lavoro superbo e ha risposto a tutto.
“Meliz”, ripeté. Aveva gli occhi accesi. “Quello è il mondo da cui vengono i serafini. Il luogo da cui hanno iniziato”. Lesse i successivi: “Eretz. Terra. Kyzoi. Lir”. Alle orecchie di Thyon, suonavano tutti come nomi mitologici. Ruza seguì con la punta del dito tutti gli altri, girando le pagine e tracciando le parole finché non arrivò all’ultima e pronunciò: “Zeru”.
Che non era più il mondo, se bisognava credere al libro, ma quel mondo. Uno dei tanti.
L’autrice ha creato un mondo –più di uno- perfetto e completo, dove tutti i personaggi trovano il loro posto e la loro ragione d’essere. Sì, anche Thyon Nero.
Niente è lasciato al caso, niente spiegazioni arrabattate o conclusioni ovvie. Le pagine scorrono fluide rimanendo ben impresse nella mente, riuscirete a sentire la puzza durante la macellazione degli uul, a vedere le mani coperte di vesciche di Thyon alle prese con una carriola, e il profumo inebriante dei pasticcini di Suheyla.
So di ripetermi, ma la dilogia di Lazlo Strange è assolutamente fantastica. Desiderio di vendetta, amore, sangue, passione, in questo secondo capitolo non manca proprio nulla.
Tra i libri migliori letti negli ultimi anni. Non fatevelo assolutamente scappare.



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