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Prima di baciare il suo migliore amico, Cody Myles è sempre stato convinto di essere eterosessuale. Ha una vita costruita alla perfezione, in fuga dai dolorosi pregiudizi del luogo in cui è cresciuto, e l’ultima cosa che si aspetta è di finire a letto con un uomo che non conosce.
Jake Blanchard vive alla giornata: lavori occasionali e scopate di fortuna sono l’unico sfogo che ha per dimenticare il vuoto lasciato dalla morte del suo migliore amico, Cassian Doyle.
In Cody, Jake vede soltanto uno sfogo, un tentativo di annullare i pensieri, che l’altro è più che felice di assecondare. Non sono necessarie parole, entrambi possono sopravvivere con i loro segreti. Quando si ritrova costretto a chiedergli aiuto, però, Jake scopre ben presto che Cody è una persona a cui è fin troppo semplice affezionarsi. Anche se tra quelle parole non dette si celano una notte di sbagli e una bambina rimasta sola al mondo.

A volte dobbiamo solo spegnere le candele che illuminano il passato per accorgerci che il futuro ci aspetta con la sua luce, luminosa come il sole, calda come l’amore.
Cody e Jake sono due anime sole, ognuno a suo modo prigioniero di un passato che ne condiziona il presente, ognuno con un “segreto” potenzialmente distruttivo.
S’incontrano in un momento di debolezza e tra i due scatta immediatamente un’attrazione fisica potente, un incontro di corpi che è sfogo, che è fuga.
Cody è sempre stato convinto della propria eterosessualità, fino a quando non si è trovato a fare i conti con la reale portata dei sentimenti che lo legano al suo migliore amico, Nathan. E il successivo incontro con Jake, la presa di coscienza di quanto piacere può ricavare dal contatto con un corpo maschile, gli aprono gli occhi su quanto le convinzioni che ha sempre avuto di se stesso non siano in realtà altro che il frutto dell’oppressione di una figura paterna autoritaria e di un ambiente omofobo e pieno di pregiudizi. Un ambiente, un luogo da cui è fuggito, ma che non può abbandonare completamente, a cui lo lega ancora un segreto che non ha mai rivelato a nessuno, nemmeno a Nathan.
Sospirò. Era ridicolo: gli piacevano le donne, gli erano sempre piaciute. Ma gli piaceva Nathan, quello era ovvio. E Jake. Non ci aveva pensato troppo. Beh, sì, forse un paio di volte al giorno. Forse si era fatto una sega nella doccia proprio quella mattina, pensando al modo in cui aveva prestato servizio alle sue parti basse, forse si era eccitato più di quanto non avrebbe dovuto. Ma ciò non significava che, d’un tratto, avesse tradito il lato etero della vita, no? Potrei sempre essere bisessuale. O… curioso. Solo curioso. Non c’è bisogno che nessuno lo sappia, in ogni caso. Potrei valutare diverse alternative. Si sentiva strano, agitato, come se avesse avuto paura di essere scoperto. Scoperto, poi, a fare cosa? Divertirsi con un altro uomo? Che problema c’era? Non erano più nel Medioevo, l’aveva sempre pensato quando suo padre tirava fuori i suoi assurdi pregiudizi sull’omosessualità. Non si era mai schierato, certo, quello era impensabile. Ma non significava che fosse d’accordo. Che la pensasse come lui. Che non potesse essere… diverso. Non troppo, soltanto curioso. Chi sto cercando di convincere, esattamente? Perché era chiaro che no, non ci credeva, e la voce di suo padre si confondeva alla propria nella sua testa.
Di contro Jake non ha mai fatto mistero della propria bisessualità, ma nasconde dietro una facciata di sfrontatezza e promiscuità un profondo dolore mai risolto, un senso di inadeguatezza che affonda le radici nella sua infanzia scozzese, e in una famiglia che ne ha fatto quasi una “proprietà” da gestire a proprio piacimento, un essere da plasmare secondo il proprio volere piuttosto che un bambino da crescere con amore e a cui insegnare ad essere libero e indipendente. E tutto ciò non ha fatto altro che spingerlo tra le braccia di una delle dipendenze più subdole e distruttive, quella verso un altro essere umano, quella che ci porta a pensare di non valere nulla senza di lui, di non essere in grado di fare di nulla senza di lui, quella che ci intrappola in un amore a senso unico, distorto e malato, un amore che amore non è.
«Stai bene, Jake?» Si girò a guardarlo. Aveva un’espressione preoccupata, e c’era cautela nei suoi modi di fare. Nel suo atteggiamento. Nei passi che diresse verso di lui. «Ti ho già risposto di sì,» disse, forse un po’ perplesso. Più che un po’. Cody si fermò a poca distanza da lui, abbastanza vicino da poterlo toccare. «Intendo riguardo a lui,» specificò Cody. «Non ho mai pensato al fatto che potesse avere degli amici. Forse credevo, stupidamente, che la famiglia fosse l’unica che ne soffriva ancora. Nathan, sai… Non conoscevo bene Cassian, quindi non ne avevo idea. Ma dev’essere stato difficile anche per te.» Ah. Aprì le labbra, ma non ne uscì nulla. Non se l’aspettava. Faceva male. Faceva male da morire. Quanto ho aspettato per sentire parole del genere? Quanto le ho desiderate? Perché Jake è quello forte, non gliene frega nulla. Può farcela. Nathan, invece, era suo fratello, lui può crollare, ha attacchi di panico, ha subito un trauma. Jake può farcela, perché è quello che ha sempre fatto. Perché dovrebbe crollare? Chi è lui, in fondo?
Questi due uomini così diversi presto scoprono di trovare l’uno tra le braccia dell’altro qualcosa di più che sesso, divertimento e oblio, trovano complicità e un porto dove poter sperare in un attimo di pace.
Cody gli aprì la porta. Jake stava tenendo in alto la busta con il gelato, così che se la ritrovasse proprio davanti. «Cos’è?» chiese l’uomo. Sentiva un accenno di divertimento misto a confusione nella sua voce. C’era anche stanchezza e rassegnazione. «Gelato per donne col ciclo.» Lo sentì ridere, una risata dapprima leggera, poi più alta. «Sei fuori di testa.» Però si fece da parte e lo lasciò entrare in casa, sul volto un sorriso dolce e grato che gli piacque più di quanto avrebbe voluto ammettere. Non sapeva da cosa l’aveva capito. Forse dalla sua voce disperata, o dal fatto che, quando lo chiamava a quell’ora di notte, era sempre perché il cuore non stava al suo posto, non stava zitto e lo torturava più del necessario. Forse perché era la stessa cosa che succedeva a lui quando gli accadeva lo stesso. Si cercavano per curarsi a vicenda e dimenticare, come si fa con l’alcol o con le droghe. Solo che, nel loro caso, era semplicemente un tentativo in più di non sentirsi soli.
Ma il “segreto” di Cody irromperà ben presto nella sua vita, nella vita di entrambi, sconvolgendone completamente gli equilibri, portandolo a dover fare i conti con responsabilità sempre evitate e decisioni mai realmente prese.
Poi un movimento dalle scale. Cody alzò il capo: gli occhi verdi di Jake brillarono nella penombra. Il suo cuore collassò. Il mondo crollò e la gola fece così male che si ritrovò a tossire, come se gli si fosse fermato qualcosa proprio lì, al centro. Qualcosa di appuntito e bollente. Ricambiò uno sguardo che non vedeva bene. C’era stupore o disgusto? Quella era paura o rabbia? E tutte quelle domande che si stava facendo, sul fatto che avesse una bambina in braccio che lo stringeva… L’unico tassello che poteva far crollare la fiducia che avevano faticato tanto a costruire. Dopo tutto quello che era successo… Cosa avrebbe dovuto dirgli? La verità che non hai detto, Cody. La verità che non hai avuto le palle di mostrare.
E sorprendentemente sarà anche la scintilla che gli permetterà di comprendere fino in fondo la reale portata dei sentimenti che lo legano a Jake.
Ma se per Cody sarà più semplice liberarsi delle catene del passato, per Jake la strada verso la rinascita sarà più ardua, perché arduo è lasciare andare chi abbiamo amato e ci ha lasciato portando con sé un pezzo della nostra anima lacerata. E solo se lo lasceremo andare a nostra volta, se spegneremo le candele che ne trattengono il ricordo con la loro luminosità fatta più di ombre che di luce, potremo vedere l’amore vivo che, a nostra insaputa, già ci circonda e aspetta un solo nostro passo per abbracciarci il cuore.
Lo fece sedere sulla panchina e si mise accanto a lui. Cody continuava a guardarsi attorno, posava gli occhi sui fiori e le foglie che si arrampicavano sulle travi in legno. Rimasero per qualche secondo in silenzio, soltanto a guardare, sentire, percepire. C’era calma, ed era bello. Come un posto lontano dal mondo, dove potevano essere al sicuro, dove potevano dimenticare tutto ed essere solo quel che erano insieme, due persone che forse si volevano bene, forse si amavano, chissà. Non aveva importanza.
A fianco dei due protagonisti ritroviamo ancora Nathan e Nate, i protagonisti del primo romanzo della serie, e nel corso della storia scopriamo come ciò che lega Jake a Nathan sia qualcosa di profondo e complesso, un legame che non è un sentimento ma una persona, importante per entrambi, che andandosene ha lasciato un vuoto, diverso ma ugualmente distruttivo, in tutti coloro che lo amavano. (E qui lasciatemi dire che comincio a non trovare poi molto simpatico Cassian, sarà probabilmente solo una mia opinione personale, ma la dipendenza che creava nelle persone della sua vita comincia ad apparire come qualcosa di morboso e oscuro)
Ancora una volta Grazia Di Salvo ci regala una storia fatta di personaggi veri, umani e per questo fallibili, per questo spesso vittime di insicurezze, pregiudizi, reazioni esagerate. E ancora una volta ci mostra come la strada per la felicità passa innanzi tutto dall’accettazione di se stessi e dalla consapevolezza del proprio reale valore.
Non posso quindi far altro che promuovere a pieni voti questo secondo capitolo della serie Breathe.
Dio, se puoi, fa che duri per sempre. Aveva imparato a non sperare in nulla, a privarsi di qualsiasi cosa avesse potuto dargli una delusione. Ma per una volta, almeno per una volta, voleva credere in qualcosa. Anche solo per un tramonto lontano dal mondo, voleva credere e lasciare che fosse il cuore a provare qualcosa.


Recensione:

Editing:










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