
Roma, Anno del Signore esamidimaturità.
Melania Santacroce ha diciotto anni, un gusto eccentrico in fatto di vestiti e i capelli tinti di viola. Afferma di portare una terza scarsa di seno più per ottimismo che per amore della realtà e, quando non si allontana dal mondo per comporre poesie distratte, si interroga sull’efficacia delle taglie dei jeans, su Lord Byron e sulla dubbia puntualità dei mezzi di trasporto capitolini.
Sebbene alta e non proprio esile, a volte teme di risultare impercettibile, ma a salvarla dalla banalità del quotidiano sono le uscite al vetriolo che di tanto in tanto ama diffondere con nonchalance.
Non è proprio sicura di credere in Dio, ma frequenta una scuola privata di stampo cattolico.
Non ama tradurre il greco, ma si accinge ad affrontare l’ultimo anno di liceo classico.
Non si è mai innamorata, ma alla fine è arrivato Manfredi Vergara: suo professore e uomo impegnato in una relazione complicata con Dio.
Perché Manfredi è un prete.
E Melania, che non ha mai assaporato la tentazione, si trasformerà in quella più pericolosa per un uomo che non appartiene nemmeno a se stesso.
O forse nel suo amabile inferno.

Artemis: Ho fatto click ieri sera. Il libro lo recensisco, ma se alla fine il prete non si spreta gli do zero spaccato, avvisate la Fasolino.
Lucrezia: *mascella caduta*
Artemis: IoodiopadreRalph
Lucrezia: Ed è giusto ma non puoi farlo subire a tutti!!!
Aletheia: Volete fare una doppia? No, qui, mi pare che si stia approntando un ring…
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Ed ecco come mai siamo qui in due a raccontarvi di un forbidden romance al quadrato con un tema particolarmente spinoso: l’amore tra una ragazza e un prete che è anche un suo professore di liceo.
Un argomento che può essere trattato in un’infinità di modi diversi, dal più drammatico al più provocatorio e volutamente scandaloso.
Va dato atto all’autrice, da subito, che i toni di questo romanzo non sono offensivi. Si può essere d’accordo o meno sulle scelte dei personaggi, ma non c’è assolutamente l’intenzione di offendere la Chiesa Cattolica o la religione.
Fatta questa premessa e sottolineato che l’approvazione o meno dei comportamenti di Manfredi non hanno influito sul voto finale, passiamo a parlare del romanzo.
Melania è una liceale normale, insicura, amante della poesia e che esprime la sua ribellione con i capelli viola e perdendosi nel suo mondo di sogni romantici durante le lezioni. Peccato che l’oggetto delle sue toccanti poesie e dei suoi sogni altri non sia che Manfredi Vergara, suo professore e… prete.
Allo stesso tempo, è una ragazza intelligente, ironica e generosa.
Artemis: Melania è pur sempre una ragazzina; la vita che ha scelto forse la renderà cinica e disillusa prima o poi o forse no.
Manfredi è un buon professore e un uomo con profonde ferite nell’animo. Vorrei anche dire un buon prete per molti aspetti ma…
Artemis: Il prete? Bocciato per me.
Manfredi è strano, una contraddizione vivente; razionale e superstizioso al contempo per le scelte di vita che compie e i quasi paranoici sensi di colpa, viene dipinto come un buono, ma è colui che con le sue “buone azioni” riesce a fare più male a coloro che dice di amare. Un buon egoista, concentrato esclusivamente su se stesso e sull’immagine di sé, è per lui una definizione migliore a mio parere.
Lucrezia: io l’ho trovato molto umano, con i suoi pregi e i suoi difetti, ovviamente. Non condivido tutte le scelte, ma le capisco, e capisco soprattutto il concetto dietro il quale si trincera, che Dio è amore e non punirà qualcuno per aver amato. Non lo trovo ipocrita, forse debole. Credo che il celibato dei preti sia un errore, qualcosa nato dalla politica e non credo che una persona sia un sacerdote migliore vivendo nella privazione di un sentimento così importante.
Artemis: Ma sì, chi se ne frega del celibato e di un anacronistico voto di castità. Sono uomini come chiunque altro. Mi dà fastidio che per mantenere il loro status tengano le compagne in condizione di clandestinità, concedendo loro solo le briciole. Chi sceglie di rimanere prete lo fa per amore del suo ruolo, non per amore di Dio, che si può servire in mille altri modi diversi.
Insieme faranno un percorso che non parla solo di amore, ma anche di accettazione di se stessi e di maturazione, specialmente per Melania.
Lei lo osservò, si osservò ancora, ma stavolta dal vivo. Tracciò i segmenti delle proprie smagliature e toccò il proprio ventre, analizzando, studiando a fondo, forse capendo per la prima volta: tutti quei segni, quel corollario di difetti e cicatrici… Disse: «Non sono sfregi. È la vita che ci scrive». Sulla carne.
Al loro fianco un gruppo di personaggi di contorno tra cui spicca un brillante Fabrizio, che nasconde dietro la facciata di sciupafemmine un animo gentile. Fabrizio sembra passare da un’avventura all’altra, vive del suo ego e di scandali veri e presunti, ma è un vero amico, sul quale si può contare sempre, ed è una figura che alleggerisce i toni drammatici in cui, a tratti, vira la narrazione.
Artemis: Ecco, Fabri è il mio personaggio preferito, il meglio riuscito, davvero notevole. Dietro l’apparenza di dandy menefreghista, è colui che sa amare nel modo più totale, non pretendendo nulla per sé, ironica e melanconica figura di custode dell’altrui felicità.
In particolare alcuni dettagli, sia all’inizio che nella parte centrale, risultano forse un po’ esasperati: ambiscono a dipingere personaggi con un passato tragico ma, purtroppo, rivelano anche qualche ingenuità nel descrivere fatti e situazioni inverosimili. In alcuni casi non erano nemmeno così fondamentali per la trama e potevano tranquillamente essere alleggeriti senza che la narrazione ne risentisse.
Artemis: Tipo l’adozione telefonica? Come quando mi chiama il macellaio per dirmi che ha messo un paio di stinchi da parte per me, ehehehe. “Senta signora, qui è l’ospedale, avremmo un neonato che ci avanza, se può interessarle”. Scherzo, dai, piccole ingenuità dovute a inesperienza. Però c’è da dire che questa ragazza ha un buon potenziale. Davvero belle e profonde alcune riflessioni presenti nel libro.
Lucrezia: E su questo siamo pienamente d’accordo, cara. A suo favore c’è uno stile buono, magari da semplificare ogni tanto, riflessioni davvero interessanti, in particolare di Melania che per quanto giovane è molto matura, nonché la capacità di trasmettere emozioni e tenere alta l’attenzione del lettore.
In conclusione, e in perfetto accordo, Artemis e Lucrezia pensano che questo sia un romanzo che, nel bene o nel male, lasci il segno, sia in grado di sollevare spunti e sfiorare con garbo argomenti difficili.
Le era sempre piaciuto pensare all’esistenza di un mondo intero oltre gli specchi, pensare che i riflessi delle persone, in realtà, fossero gli abitanti di un altro universo. Ogni riflesso, immaginava, aveva un proprio carattere e possedeva una caratteristica volontà. Al cospetto di uno specchio, l’uno vedeva le possibilità che avrebbe potuto cogliere l’altro.


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