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Nella Sardegna profonda, tra le alture della Barbagia, l’omicidio a sangue freddo di un quindicenne riapre vecchie ferite. La faida implacabile che oppone da sempre due famiglie rivali sembra non risparmiare proprio nessuno. Il principale sospettato del delitto, Mario Serra, ha già alle spalle una lunga storia di crudeltà e di sangue, forse troppo per poter credere che vi sia ancora un briciolo di umanità in lui. Questo è il dubbio che tormenta l’avvocato incaricato della sua difesa, Alessandro Gordiani, che, dal suo studio di Roma, parte per l’isola in vista di un processo che minerà le sue convinzioni sulla natura umana e sulla giustizia, che non sempre coincide con il giudizio espresso in tribunale. Costretto a immergersi in una società antiquata e omertosa, Gordiani si sposterà tra Roma e la Sardegna per prepararsi, anche emotivamente, a un complicato processo penale.
Con una prosa intrigante e scorrevole, Solo Dio è innocente è ambientato tra la Roma degli studi legali e la Sardegna primitiva: un romanzo forte e avvincente, con una storia scandita da dinamiche familiari complesse, in cui le colpe dei padri, coinvolti in faide inestinguibili, inevitabilmente ricadono sui figli.

Tanto era lenta e impacciata la giustizia dei tribunali, tanto era feroce e inesorabile quella in vigore da sempre in quelle terre.
“Solo Dio è innocente” ci catapulta in una Sardegna fuori dal tempo, antica e moderna. Una Sardegna che non è quella che vedono i turisti, che l’autore stesso, in nota, dice essere più del passato che attuale: una realtà in cui uno sguardo o una parola sbagliata in un bar può riaprire una faida familiare, in cui è più socialmente accettabile essere un assassino che avere una moglie infedele, in cui la giustizia e l’onore non sono esattamente come ci piacerebbero.
Dall’adolescenza le cose erano cambiate e aveva cominciato a capire, a sue spese, che nessuno nella vita è disposto a fare nulla per nulla, che nessuno ti regala mai un bel niente, che un uomo, un uomo vero, balente, le cose deve sapersele guadagnare e i problemi deve essere in grado di risolverli senza chiedere aiuto agli altri. E così era stato costretto anche a uccidere e a compiere azioni perfino peggiori, al punto che ormai la sofferenza del prossimo nemmeno lo infastidiva più e la considerava una specie di male necessario, qualcosa d’ineluttabile, indipendente dalla sua volontà.
Qui si svolge la vicenda, che sembra semplice ma forse nasconde qualcosa. A fronte dell’indiziato perfetto, Mario Serra, che ha il movente e l’opportunità, qualcosa nella ricostruzione dei fatti convince l’avvocato Alessandro Gordiani, ad accettare il caso.
Da un lato abbiamo quindi Mario Serra, con dei precedenti, abituato a sporcarsi le mani di sangue e dall’altra Gordiani, un avvocato che accetta con difficoltà di difendere chi non ritiene innocente.
Gordiani è un personaggio che emerge dalle pagine e si pone vicino al lettore, con dubbi, ma determinato, con una famiglia normale e una passione per le paste alla crema. E il contrasto con Mario Serra, ma anche con gli altri attori della vicenda è fortissimo, non come una forza di bene e male, ma come due mondi diversi che non hanno quasi nessun punto di contatto, il cui sistema di valori è talmente lontano da essere incompatibile.
Si chiese, per l’ennesima volta in vita sua, che senso avesse continuare a esibirsi su quello sgangherato e traballante palco-osceno che era ormai diventata la sua professione, che senso avesse il processo penale, in cosa consistesse la giustizia e quali fossero le differenze – perché ce n’erano, eccome – con la legge, che senso avesse la stessa esistenza dell’uomo e quale significato potesse essere attribuito a certi fatti, a certi comportamenti, a certe tragedie, alla morte di un ragazzino, alla vita di un assassino, chiunque fosse e qualunque fosse il motivo che ne aveva armato la mano.
Pezzo dopo pezzo ci accompagna nell’indagine mentre altri fatti di sangue nello stesso paese sembrano collegati all’omicidio… rendendo quella che sembrava una causa semplice un caso molto meno ovvio da risolvere.
E anche il lettore, man mano che scopre gli eventi, comincia a cercare di mettere insieme i pezzi del puzzle e forse non è esattamente tutto come sembra e niente è come ce lo si aspetta.
Ho trovato il romanzo un solido thriller, con una parte di legal thriller tipica italiana, che ci mostra uno scorcio di come si muovono gli avvocati nei tribunali italiani, senza voler ricordare lo stampo delle serie americane, senza renderlo un palcoscenico, ma una sede in cui far emergere la verità.
Gli avvenimenti si susseguono in modo da tenere sempre alta l’attenzione del lettore e portarlo piano piano fino al finale in cui la verità viene alla luce e gli indizi seminati acquistano un senso, il tutto con un ritmo rapido ma non convulso, che ha il tempo anche per avvolgerci negli ambienti e nella mentalità della zona che è essa stessa protagonista.

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