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Odiare i nautilani.
Maelle di Aris è cresciuta con questo imperativo. Ora che Will, il loro re, ha catturato e ucciso suo padre, conquistato il regno e ridotto lei in prigionia, ogni cosa che le è stata insegnata fin da piccola trova conferma.
Nautix è il male.
O forse no?
Helios, il fratello di Will, tanto simile al re nell’aspetto ma così diverso nel carattere, sembra volerla convincere del contrario.
E se la vita che ha vissuto finora si rivelasse un’unica, enorme bugia?
A chi credere: al ricordo di un padre amorevole o a un presunto nemico?
Quando tutto crolla, puoi fidarti solo di te stesso.

Erano passati quasi tre mesi da quando mio padre e Gabriel erano partiti. Un tempo lunghissimo. Secondo i miei calcoli avrebbero dovuto essere di ritorno già da qualche giorno. In fondo, non erano andati in guerra. Il loro era un viaggio d’affari.
Il regno di Aris aveva risorse sufficienti da garantire il sostentamento a quasi tutti i suoi abitanti, ma sembrava che la popolazione fosse in crescita e questo aveva convinto il re e il suo successore – mio fratello gemello – a intraprendere un viaggio verso i regni al di là del mare per stringere alcuni accordi commerciali.
Nei giorni successivi alla loro partenza non ci furono tempeste, grazie alla Dea, e nemmeno in quell’ultima settimana.
Quindi perché ancora non si vedevano le navi con il nostro vessillo all’orizzonte?
Sospirando, abbandonai la torre da dove avevo scrutato il mare per un periodo che pareva infinito. Ormai era autunno e l’aria che sferzava la costa era fredda, ma garantiva alle navi una grande velocità.
Diedi un ultimo sguardo al panorama, mozzafiato come sempre: il blu scuro della distesa d’acqua faceva risaltare il grigio chiaro delle scogliere e il verde smeraldo dell’erba più in alto, per poi lasciare spazio a quello più scuro della foresta in lontananza. Il cielo limpido e il sole splendente rendevano Aris più bella del solito. Il mio rifugio, la mia casa, la mia città, erano meravigliosi quel giorno.
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“Posso chiedervi una cosa, Helios?”
“Certo, principessa.”
Esitai un attimo, poi mormorai: “Ho notato che tutte le mie guardie non portano la fascia al braccio, mentre voi sì.”
Rimase in silenzio per un momento, poi le sue labbra si incurvarono leggermente verso l’alto.
“È corretto.”
“Perdonatemi, ma… Gli altri soldati con la fascia, a quanto ho capito, sono comandanti oppure guardie reali…”
Lasciai la frase in sospeso, sperando in una spiegazione, ma Helios si limitò ad annuire, mantenendo sulle labbra quella piccola smorfia ironica.
Decisi quindi di essere più esplicita, prima che arrivassimo alla sala dei banchetti e fossi costretta a indossare la consueta maschera di indifferenza.
“Il primo giorno che vi ho visto, voi eravate nella sala del trono, con la guardia reale. Di conseguenza posso immaginare che siate una guardia reale anche voi.” E, a giudicare dal vostro aspetto, dovete essere anche un parente prossimo del re, aggiunsi mentalmente. Purtroppo non possedevo la confidenza necessaria per esprimere quel pensiero ad alta voce. “Quindi perché siete di scorta a me?”
Eravamo giunti al piano terra. Lui si girò, puntò verso di me i suoi occhi chiari e, con voce allegra, disse: “È una punizione.”
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Dal secondo romanzo:
Sapevo di essere esattamente come il passaggio che stavo ammirando: immobile. Congelato in mezzo a parole, dettami, volontà altrui. Soffocato da quel gelo imposto, quasi incapace di lasciar filtrare la mia verità, di farla arrivare a quella voce che mi diceva cos’era giusto e sbagliato. Una voce fantasma, ormai, ma ancora ben udibile in ogni aspetto della mia vita.
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