Alexandra Steel (1 dicembre 2018), acquistabile qui.

Anno 1950.
Barry Lou Kaine è solo un nome, ma chi lo ha sempre chiamato Body sa che è soprattutto un corpo, un corpo in grado di far sognare folle immense. Nessuno conosce il suo vero passato ma un giorno tutto cambia, e il successo tanto agognato svanisce come neve al sole, e del famoso Body si perdono per sempre le tracce.
Anno 2018.
In un ordinario pomeriggio nel sobborgo del Queens un uomo prende una decisione che lo obbligherà a confidare un segreto celato da più di 50 anni e che riporterà alla luce una verità sconvolgente, una verità che lo catapulterà in un passato che non è mai riuscito a dimenticare. Una storia che narra di un amore impossibile, di una passione che pretende sacrifici impensabili, in un mondo in cui amare un uomo significa macchiarsi di un reato in grado di stroncargli la vita.
Questa è una strada dei ricordi che regalerà emozioni, palpiti e turbamenti, perché Body non è solo un corpo, Body è un uomo che, per amore, ha sfidato il destino sacrificando il proprio nome.

Era una giornata calda, non c’era una foglia nel giro di miglia e miglia che osasse muoversi, la partita dei Red Tigers era appena iniziata, quando sulla tribuna comparve un uomo che tutti conoscevano: Eddy Fisher, nonché osservatore molto quotato dei New York Yankees, che vantava anche una prestigiosa poltrona nel Consiglio della squadra.
Si sedette, aggiustò i pantaloni di ottima fattura quindi si tolse la giacca.
Arrotolò le maniche della camicia fino agli avambracci, poi estrasse il suo blocco di carta e iniziò a guardare i giocatori.
Si diceva che avesse un sesto senso per i futuri campioni, che gli bastasse osservare la muscolatura, la postura, gli scatti in velocità di un corpo che avrebbe potuto trasformarsi in una macchina segna-punti, ma non era facile trovare tante caratteristiche in un solo soggetto.
Spesso le si notava solo su qualche sporadico giocatore, e non tutte insieme ovviamente.
Fino a quel giorno.
Barry Lou fu chiamato in campo improvvisamente, il battitore titolare si era accasciato per il troppo caldo, la sua pressione non aveva retto pertanto l’unica soluzione sarebbe stata quella di sostituirlo subito.
Nel momento in cui Barry fece il suo ingresso Eddy Fisher fissò il suo sguardo su di lui, su quel corpo che fu in grado di spezzargli il fiato quasi come un pugno nel petto.
Barry prese la mazza, la soppesò per bene, quindi si posizionò per la battuta.
Il caldo divenne così insopportabile tanto che la divisa gli si appiccicò come una seconda pelle, quindi Barry restò in attesa di ricevere la prima palla, fisso e concentrato sulle movenze del lanciatore.
Ci furono pochi secondi di attesa poi l’uomo lanciò una palla veloce, Barry mosse la mazza ma per un soffio non la sfiorò.
“Strike one!” si sentì forte e chiaro.
Barry si passò una mano tra i capelli, mosse i piedi posizionandoli per bene sul terreno, quindi riposizionò la mazza pronto a ricevere il secondo lancio.
Calò uno strano silenzio, in luogo d’incitare il loro eroe, il pubblico era in attesa, in attesa di vedere uno di quei meravigliosi fuoricampo che, di tanto in tanto, Barry regalava; Eddy Fisher restò affascinato dal fatto che quel giocatore fosse in grado di catturare una simile attenzione.
Il lanciatore sferrò un’altra palla veloce, Barry caricò la mazza e la colpì piena facendola sparire oltre il tabellone dello stadio.
“Home Run! Home Run!” la voce esultò ripetendo più volte il meraviglioso fuoricampo che Barry aveva regalato al suo pubblico.
Eddy lo guardò mentre correva senza spingere troppo, osservò le sue gambe, la sua schiena eretta e le sue possenti braccia e ne fu folgorato.
Armonia, forza, potenza ed eleganza.
Quello era un corpo, un corpo che avrebbe potuto far sognare le masse e non solo quelle.
Un rigagnolo di sudore scivolò sulla sua guancia, pochi istanti ed estrasse un fazzoletto dalla giacca posata sul seggiolino e se lo passò sul viso.
“Fa effetto vero?” disse un uomo seduto poco distante da lui, Eddy si voltò quindi rispose “Mi scusi ? ribatté un po’ confuso “Vedere un corpo come quello e non provare almeno un po’d’invidia.”
“Già…non passa inosservato” rispose cercando di sviare lo sguardo, in realtà non gli era sfuggito nemmeno un dettaglio di quel corpo, dal momento in cui aveva fatto il suo ingresso in campo.
Avrebbe tanto voluto approfondire, ma la sua visita, quel giorno, avrebbe dovuto concentrarsi su un lanciatore che gli avevano segnalato, nessun interesse, al momento, per un battitore.
Restò a guardare l’intera partita, ipnotizzato dalle movenze di quel giocatore statuario, affascinato dalla sua tecnica e dal modo in cui sapeva rapire la folla, poi quando non riuscì più a controllare la sua curiosità si accostò allo stesso uomo che gli aveva rivolto la parola precedentemente.
“Conosce il suo nome? Sembra che quel giocatore streghi chiunque lo guardi ?” domandò cercando di mantenere un tono scherzoso, nascondendo quella strana eccitazione che aveva cominciato a provare dal momento in cui lo aveva visto.
Lo sconosciuto sorrise.
“Si chiama Barry Lou Kaine, ma tutti lo chiamano Body!” rispose accostandosi.
Eddy Fischer estrasse il suo taccuino, quindi segnò il nome così come lo aveva udito.
“Grazie per l’informazione” rispose riponendolo nuovamente nella tasca della giacca; fece per andarsene ma la voce del suo ‘informatore’ lo bloccò per un istante.
“Lo prenderà?”
Eddy corrugò la fronte.
“Come dice?” replicò.
“Ho chiesto se lo prenderà nei New York Yankees, lei è Eddy Fisher vero?”
Era sempre la solita storia, il suo nome precedeva la sua persona da quando aveva iniziato a collaborare con la squadra, ma non poteva farci niente se la gente desiderava soddisfare la propria morbosa curiosità, così rispondeva sempre nella stessa maniera “Vedremo…la selezione è sempre dura.”
Lasciò la tribuna per dirigersi verso lo spiazzo dedicato agli addetti ai lavori, quali giornalisti, fotografi, fotoreporter, dato che desiderava poter vedere da vicino l’uomo che per tutta la partita lo aveva folgorato.
Restò in attesa fino a quando non scorse Barry Lou Kane passare attraverso il corridoio reticolato, spinse per vederlo da vicino fino a quando la visuale davanti a lui fu libera.
Non riusciva a comprendere cosa gli fosse successo, sapeva solo che qualcosa gli era scattato dentro, e quel qualcosa gli stava perforando le meningi, come uno strano pungolo che, in luogo di procurargli dolore, lo aveva fatto sentire diverso, bramoso, eccitato perfino.
Scovare talenti era il suo lavoro da sempre, ma trovare qualcuno che lo affascinasse e gli facesse provare emozioni che non avevano ancora un nome, era cosa ben diversa.
Barry Lou Kane sfilò davanti ai suoi occhi con passo deciso, Eddy Fisher quasi non respirò per l’imponenza, l’eleganza e la forza di quel corpo, fino a quando non rilasciò il fiato vedendolo sparire nello spogliatoio.
In quello stesso istante giurò a se stesso che, se anche i New York Yankees avessero deciso di selezionare solo lanciatori, lui avrebbe fatto di tutto per far cambiar loro idea, dato che un talento come quello non avrebbe potuto essere sprecato in una lega minore, la Major League lo avrebbe accolto a braccia aperte e lui avrebbe fatto di tutto per portarcelo.


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