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	<title>Viola Ardone &#8211; Feel The Book</title>
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		<title>Recensione &#8211; &#8220;Il treno dei bambini&#8221; di Viola Ardone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="191" height="300" src="https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2020/09/Il-treno-dei-bambini-Feel-the-book-191x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2020/09/Il-treno-dei-bambini-Feel-the-book-191x300.jpg 191w, https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2020/09/Il-treno-dei-bambini-Feel-the-book.jpg 319w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" />Einaudi &#8211; Acquistabile qui È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l&#8217;intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un&#8217;iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l&#8217;ultimo conflitto. Con lo stupore [&#8230;]]]></description>
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<p><img decoding="async" src="https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2017/04/Trama-e1497258320440.png" width="250" height="117" /></p>
<p>È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l&#8217;intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un&#8217;iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l&#8217;ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un&#8217;Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c&#8217;è altro modo per crescere.</p>
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<p><em>“Chi ti manda via ti vuole bene? &#8211; Amerí, a volte ti ama di più chi ti lascia andare che chi intrattiene.”</em></p>

<p>Piccola premessa: davanti a un gioiello come questo nutro sempre una certa resistenza a scrivere una recensione, perché ho paura di non avere le parole adatte per raccontare quello che mi ha fatto provare. Stavolta, tuttavia, la spinta è troppo forte. “Il treno dei bambini” di Viola Ardone è un concentrato di emozioni profonde, sostenuto da una prosa poetica, fluida e ricca di immagini suggestive. Il tutto si traduce con un pugno nello stomaco, perché la domanda che si pone il lettore – e che troverà risposta solo alla fine del viaggio – è nell’eterno dubbio di Amerigo, il bambino protagonista della storia. Chi ti manda via ti vuole bene?  Questo interrogativo, che anche in modo silenzioso il bambino non smette mai di porsi, parla di una madre sola a crescere i suoi due figli; di una madre povera che, presa la decisione di imbarcare Amerigo sul treno diretto a Nord per garantirgli un periodo di vita agiata, sembra farlo con la leggerezza di chi deve sbarazzarsi di un peso.</p>
<p>Amerigo è un personaggio incredibile: guarda il mondo con occhi che non hanno filtri, trova, grazie all’animo pieno di risorse, le giustificazioni alla sensazione di non sentirsi desiderato e si accontenta delle briciole dell’amore ruvido e spicciolo che gli concede la madre.</p>
<p>La mamma è altrettanto complessa: imperscrutabile, silenziosa, pratica nel suo vivere, sembra non lasciar spazio a nessuna emozione, come le donne di un tempo, tutte concentrate a risolvere i problemi quotidiani piuttosto che dar peso a quelle che minimizzavano come sciocchezze.</p>
<p>Il treno o, meglio ancora, le rotaie, sono il simbolo del loro legame; sono il cordone ombelicale che trattiene Amerigo al suo passato, e la madre al figlio. Sono l’esaltazione del tempo che scorre, il veloce viaggio di andata, il lento ritorno.</p>
<p>Tra questi due personaggi eccezionali, si impone Derna, la mamma affidataria del nord, una giovane donna cresciuta senza preconcetti, espansiva, libera nelle dimostrazioni di affetto e culturalmente preparata. Derna è l’esatto opposto della mamma di Amerigo, il miracolo che compare nella sua vita: scava talmente in profondità nell’anima del bambino, da costruire con lui un altro legame, che passa sempre per quelle rotaie, ma su un altro treno.</p>
<p>Al nord, Amerigo impara cosa vuol dire avere la pancia piena: impara ad andare a scuola, riceve scarpe e vestiti nuovi, e si stupisce che siano suoi, lui che non ha mai avuto nulla. Al nord scopre la sua attitudine alla musica, una passione che, sulla strada del ritorno al paese, un anno dopo, chiude dentro il suo violino, il più bel regalo che gli sia mai stato fatto.</p>
<p>Di là, alla fine delle rotaie, la mamma lo aspetta, ignorando che Amerigo non è più il bambino che ha lasciato partire, ma è diventato capace di difendersi.</p>
<p>Così quando un giorno anche il più bel regalo della sua vita torna ad essere una merce di scambio, il bambino lotta per affermare se stesso davanti ad occhi che continuano a non vederlo. E il resto… il resto dovete scoprirlo voi, in un concerto di riflessioni, rimpianti, rivelazioni, scoperte di un innocente che non aveva nulla eppure sapeva apprezzarlo, ha maturato un sogno e ha rischiato di perderlo.</p>
<p>Spero che amerete come me tutte le sfumature di questa storia, per come si rincorrono, si amalgamano, appassionano e rapiscono. La vicenda, tra l’altro, narra uno spaccato della storia italiana realmente accaduto, e sarebbe già sufficiente ribadire questo punto per consigliarvene la lettura.</p>
<p>L’autrice, insomma, ci ha fatto un grande regalo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2017/05/Voto-5-stelle-300x118.png" width="300" height="118" /></p>
<p>Recensione a cura di:</p>
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<p>Editing a cura di:</p>
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