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	<title>Cormac McCarthy &#8211; Feel The Book</title>
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		<title>Recensione &#8211; &#8220;La strada&#8221; di Cormac McCarthy</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 06:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cormac McCarthy]]></category>
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<p><img decoding="async" src="https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2017/04/Trama-e1497258320440.png" width="250" height="117" /></p>
<p>Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell&#8217;oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po&#8217; di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po&#8217; di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.</p>
<p>«Guardati intorno, &#8211; disse. &#8211; Non c&#8217;è profeta nella lunga storia della terra a cui questo momento non renda giustizia. Di qualunque forma abbiate parlato, avevate ragione».
Che cosa resta quando non c&#8217;è più un dopo perché il dopo è già qui? Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto in risposta le loro visioni di luce e tenebra. Ci hanno prospettato inferni d&#8217;acqua e di fuoco e aldilà celesti, fini irrevocabili e nuove nascite, ci hanno variamente affascinato o repulso, rassicurato o atterrito. Nell&#8217;insuperabile creazione mccarthiana, la post-apocalisse ha il volto realistico di un padre e un figlio in viaggio su un groviglio di strade senza origine e senza meta, dentro una natura ridotta a involucro asciutto, fra le vestigia paurosamente riconoscibili di un mondo svuotato e inutile. Restano dunque, su questa strada, esseri umani condannati alla sopravvivenza, la loro quotidiana ordalia per soddisfare i bisogni insopprimibili e cancellare gli altri, la furia dell&#8217;umanità tradita e i residui, impagabili scampoli di piacere dell&#8217;essere vivi; restano i cristalli purissimi del sentimento che lega padre e figlio e delle relazioni che i due intessono fra loro e con gli altri, ridotte all&#8217;estrema essenza nella ferocia come nella tenerezza. E restano le parole, splendide, precise, molto più numerose ormai delle cose che servono a designare; la prodigiosa lingua di McCarthy elevata a canto funebre per «il sacro idioma, privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà». Resta dell&#8217;altro, un residuo via via più cospicuo in mezzo al niente circostante: resta un bambino che porta il fuoco e un uomo che lo protegge dalle intemperie del mondo semimorto con implacabile amore, uomo e bambino tradotti in ogni Uomo e ogni Bambino, con responsabilità e ruoli che inglobano e trascendono quelli dei singoli individui. E resta, perciò, uno sguardo discreto in avanti e forse in alto, oltre a quello nostalgico voltato a rimirare il regno dell&#8217;uomo così come lo conosciamo. In questa risposta di McCarthy &#8211; epica, elegiaca, mitica, profetica, straziante, universale &#8211; resta perfino l&#8217;imprevedibile: un&#8217;affettuosa quotidianità che consola e scalda il cuore.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.feelthebook.com/wp-content/uploads/2017/04/Recensione-300x109.png" width="300" height="109" /></p>
<p>La Strada è un romanzo che segna. Inevitabilmente. Un romanzo che racconta di un futuro – forse non così lontano – tetro e angosciante. Proprio perché è una visione possibile, questo futuro spaventa. Ma, nonostante tutto, il libro affascina e ti conduce passo passo nei meandri delle paure celate nell’inconscio: temi di scoprirne i dettagli, ma allo stesso tempo <strong>devi</strong> sapere, in una spirale tremenda e magistrale.</p>
<p>La prima cosa che si nota, aprendo il libro, è la lunghezza dei periodi: frasi corte o, addirittura, cortissime e paragrafi di poche righe. Sono come diapositive di un viaggio, immagini vivide una dopo l’altra, quasi scollegate, intervallate ogni tanto da rassicuranti enunciati più tradizionali.</p>
<p>La scelta stilistica di costruire un romanzo in questo modo (unita alla totale assenza di punteggiatura nei dialoghi), sul momento risulta difficoltosa da leggere. Ma poco a poco, grazie comunque a una capacità linguistica fuori dal comune, in grado di tratteggiare in un attimo una scena, lo stile diventa esso stesso parte dell’atmosfera.</p>

<p><em>Al di là dei campi, verso sud, scorse il profilo di una casa e di una stalla. Oltre gli alberi, la curva di una strada. Un vialetto di <strong>erba riarsa</strong>. Edera <strong>secca</strong> lungo un muro di pietra, una cassetta delle lettere e una staccionata lungo la strada, e oltre ancora, gli <strong>alberi morti</strong>. <strong>Gelidi e silenziosi</strong>. Avvolti in una nebbia di carbone.</em></p>

<p>I periodi asciutti rendono perfettamente il senso di desolazione, di solitudine, mentre il freddo che circonda l’uomo e il bambino – chiamati sempre così – si insinua anche nel lettore, insieme a frasi toccanti che straziano l’anima.</p>

<p><em>Rimase ad ascoltare lo sgocciolio dell’acqua nei boschi. Era roccia fresca, quella. Freddo e silenzio. Le ceneri del mondo defunto trasportate qua e là nel nulla da lugubri venti terreni. Trascinate, sparpagliate, e trascinate di nuovo. Ogni cosa sganciata dal proprio ancoraggio. Sospesa nell’aria cinerea. Sostenuta da un respiro, breve e tremante. Se solo il mio cuore fosse di pietra.</em></p>

<p>L’uomo e il bambino sono soli lungo la strada, non soltanto perché questo mondo è distrutto, ma soprattutto perché gli altri esseri umani sono potenziali nemici, avversari che per sopravvivere sono disposti a derubarli se non ucciderli. La pietà del bambino per gli altri diventa una minaccia, un pericoloso esporsi.</p>
<p>L’unico piccolo barlume di vita è l’amore che lega il padre con il figlio, i loro dialoghi, asciutti come tutto il resto della narrazione, sono comunque permeati dall’amore e dalla fiducia. Nonostante non ce ne sia quasi, l’uomo cerca di trasmettere al bambino un po’ di speranza nel futuro, quando però egli stesso fatica a crederci e ogni tanto sogna di non essere sopravvissuto.</p>

<p><em>Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te. </em></p>

<p>Ma c’è speranza alla fine della strada? La costa che vogliono tanto raggiungere è una nuova occasione? Nel cercare questa risposta l’uomo e il bambino vivono giorno dopo giorno, passo dopo passo, sfruttando le cose rimaste dopo la catastrofe, dimenticate da chi è fuggito o lasciate da chi è morto, in un ambiente in cui nemmeno gli animali sono sopravvissuti, ricordi di un mondo che il bambino conosce solo dalle storie.</p>

<p><em>Non soffrivano più la fame ma la costa era ancora lontana. E lui sapeva che stava riponendo le proprie speranze in qualcosa che speranze non ne dava. Sperava in una schiarita quando con ogni evidenza il mondo diventava ogni giorno più buio. </em></p>

<p>Devi provare freddo, fame, paura accanto a loro, sentire la desolazione, la speranza e la mancanza di speranza. Percorrere la strada che, avanti a loro, li spinge a proseguire, costituisce la loro unica compagna. Guardare cosa è diventata l’umanità, quando la devastazione ha tirato fuori il mostro che c’è in ognuno di noi. Senza bisogno di leggerlo, tu <strong>sai </strong>fino a che punto ci si può abbassare per vivere un giorno in più; devi renderti conto di quanto sono futili tanti oggetti di cui ci circondiamo, che crediamo ci rappresentino, ma non sono altro che rottami inutili nel momento della vera necessità.</p>
<p>Un libro che fa tanto male, ma che va letto.</p>

<p><em>Le cose andranno meglio quando non ci sarà più nessuno.</em></p>
<p><em>Davvero?</em></p>
<p><em>Certo. </em></p>
<p><em>Meglio per chi?</em></p>
<p><em>Per tutti.</em></p>
<p><em>Per tutti.</em></p>
<p><em>Certo. Staremo tutti meglio. Respireremo più facilmente. </em></p>
<p><em>Buono a sapersi.</em></p>
<p><em>Sì, infatti. Quando ce ne saremo andati tutti qui resterà solo la morte, e anche lei avrà i giorni contati. Vagherà per la strada senza niente da fare e nessuno con cui farlo. Dirà: Dove sono finiti tutti? Ecco come andrà. E che c’è di male?</em></p>

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<p>Recensione a cura di:</p>
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<p>Editing a cura di:</p>
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